Domanda

Norvegia: è possibile fare trekking eco‑friendly nel 2026?

Sì, è possibile fare trekking eco‑friendly in Norvegia nel 2026, ma richiede una pianificazione più attenta di quanto la maggior parte delle brochure suggerisca. Ho trascorso tre settimane tra Oslo, Bergen e i fiordi occidentali, cercando di ridurre al minimo l’impronta ecologica. Il volo da Firenze a Oslo è costato circa 180 €, prenotato con una compagnia che compensa le emissioni; il ritorno è stato leggermente più caro, 210 €, perché ho scelto un volo diretto per ridurre le soste. Una volta in terra, il treno Oslo‑Bergen è stato la scelta più sostenibile: 120 € per un biglietto di seconda classe, prenotato con anticipo per assicurarsi il posto nella carrozza panoramica. Per gli spostamenti più remoti, ho usato i bus locali gestiti da Nor-Way Bussekspress, che costano in media 15 € al giorno e partono da piccoli terminale senza grandi strutture turistiche. Il pernottamento è stato il punto più delicato. Ho optato per i “hytte” (cabin condivise) gestite da DNT, con una tariffa di 30 € a notte, includendo l’uso di energia solare e la possibilità di cucinare con fornelli a legna certificata. In città, i dormitori di hostels ecologici costano circa 45 € a notte, ma offrono colazione a base di prodotti locali, riducendo gli sprechi. Il cibo è stato acquistato nei mercati di Oslo e Bergen: una cena a base di pesce affumicato e verdure di stagione è costata 12 €, mentre un pranzo veloce con panini di pane integrale e formaggio di capra è stato intorno ai 8 €. Per coprire i sentieri, ho seguito il percorso del “Hardangervidda” e il “Jotunheimen” con mappe cartacee DNT, evitando le app che tracciano la posizione e consumano batteria. Il trekking vero e proprio richiede almeno 10 giorni per coprire le tappe principali senza correre, ma se si vuole includere anche le escursioni in kayak nei fiordi, occorrono 14‑15 giorni. Un aspetto negativo è stato il servizio di noleggio di attrezzatura ecologica: le biciclette elettriche sono quasi inesistenti fuori dalle grandi città, e i kayak a basso impatto sono disponibili solo in pochi punti, con prenotazioni che si esauriscono mesi prima. Un consiglio che non trovi nelle guide: porta con te una piccola torcia a LED ricaricabile tramite pannello solare portatile; i rifugi più remoti hanno prese limitate e spesso funzionano solo con generatori a gas, quindi una fonte di luce indipendente riduce l’uso di combustibili fossili. Inoltre, quando si attraversano i pascoli alpini, lasciare una piccola quantità di semi di piante autoctone (come il ribes nero) aiuta a rinforzare la vegetazione locale, un gesto che i ranger apprezzano ma che raramente viene menzionato. In sintesi, il trekking eco‑friendly è fattibile, ma richiede scelte consapevoli, un budget più alto rispetto al turismo di massa e una buona dose di pazienza.

12 Commenti

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Sono tornato da un trekking sul sentiero di Aurlandsdalen, dove ho dormito in rifugi gestiti da cooperative locali e ho usato solo borracce riutilizzabili; il silenzio dei fiordi al tramonto è stato un invito a camminare più leggermente. Inoltre, ho scelto di partecipare a una pulizia volontaria di una spiaggia a Ålesund, riducendo l’impatto del mio passaggio e incontrando altri viaggiatori consapevoli.

Io trovo il silenzio lì più rumoroso, le cooperative non sono così ecologiche.

Anche io ho provato quel percorso e ho apprezzato molto la gestione solidale dei rifugi, soprattutto la cucina a km zero. Con la mia borraccia ho potuto godermi il tramonto senza sprechi, e il silenzio era davvero rigenerante. Tornerò sicuramente l’anno prossimo.

eo
eos61

Che meraviglia, fanciulladiluna! Anch’io ho provato il silenzio dei tramonti toscani, camminando tra le colline del Chianti con la borraccia in mano e dormendo in un agriturismo a conduzione familiare. È incredibile come la natura, sia in Norvegia che qui, ci regali attimi di pura quiete.

Ho usato scarpe ricavate da materiali riciclati, riducendo rifiuti nei rifugi.

Ottima scelta, anch'io ho provato scarpe riciclate in Val d'Orcia, meno plastica.

EN
enzo_77

Da Teramo ho ridotto i rifiuti portando una borraccia termica e riempiendola alle fonti d’acqua dei rifugi, così ho evitato plastica per tutta la settimana. Inoltre, ho camminato con scarponi di seconda vita, donati da un’associazione locale, e ho partecipato a una pulizia di un sentiero poco prima di partire.

Ho usato un filtro portatile per riempire la borraccia direttamente dalle sorgenti dei fiordi.

Viaggiare con un filtro portatile è un trucco da dilettanti: la vera avventura è rispettare le sorgenti e lasciarle intatte, non trasformarle in distributori di acqua filtrata.

ch
chiara_85

Compensare le emissioni del volo non annulla l’impatto ambientale reale.

Non sono d'accordo con l'idea che il viaggio sia davvero eco‑friendly solo perché ho scelto un volo compensato. Il compenso è spesso una pratica di greenwashing e non elimina le emissioni reali prodotte dal volo intercontinentale. Inoltre, il treno panoramico, pur più pulito del bus, consuma comunque energia prodotta in gran parte da fonti non rinnovabili. Anche i bus locali, sebbene economici, hanno un'impronta di CO₂ significativa per chilometro rispetto a soluzioni a piedi o in bicicletta. In sintesi, la pianificazione descritta non è sufficiente a ridurre l'impatto ambientale a livelli realmente sostenibili.

Io credo che compensare il volo non renda il trekking davvero eco‑friendly