Meknes: itinerario di 3 giorni tra medine e arte marocchina
Meknes in tre giorni si può esplorare tra la storia della medina e l’arte marocchina senza stravolgere il portafoglio. Partendo da Genova ci sono voli low‑cost per Casablanca, poi una tratta ferroviaria di circa due ore e mezza che collega direttamente la capitale marocaine a Meknes; l’alternativa più economica è il bus interurbano che parte da Fès, ma il treno è decisamente più comodo e affidabile. Una volta arrivati in città, i mezzi più pratici sono i petit taxi, sempre disponibili davanti alla stazione, e una camminata tranquilla nella zona pedonale della medina, dove il traffico è quasi assente.
Il budget si colloca tranquillamente nella fascia medio‑economica: per l’alloggio basta trovare una pensione o un riad fuori dal centro storico, dove le camere sono pulite e l’accoglienza è calorosa senza richiedere cifre da capogiro. I pasti nei piccoli ristoranti di strada o nei locali frequentati da abitanti costano poco, e anche una cena più curata in un ristorante con vista sulla medina è gestibile. I trasporti locali, il treno intercity e i taxi rimangono nella stessa categoria di spesa, quindi l’intera avventura può rimanere entro un tetto che non mette a dura prova la tasca.
Il primo giorno si inizia con la visita alla Porta Bab Mansour, la più imponente della città. Si passa subito alla medina, dove le stradine si aprono su piccole piazze piene di botteghe artigiane. Un punto di forza è il Souk di Meknes, meno caotico di quello di Marrakech, ma con una varietà di tappeti, ceramiche e gioielli che sorprendono. Una sorpresa è che l’ingresso al Dar Jamai Museum è gratuito per i residenti, ma per i visitatori è richiesto un biglietto sorprendentemente contenuto rispetto ad altre attrazioni del Marocco. Il museo ospita una collezione di arte islamica e dipinti tradizionali, perfetti per chi ama i dettagli. Dopo aver sorseggiato un tè alla menta in uno dei caffè della medina, è consigliabile fare una passeggiata fino al Giardino di Agdal, un’oasi verde dove la tranquillità contrasta con l’effervescenza del mercato.
Il secondo giorno è dedicato al Palazzo Reale e alle mura della città vecchia. La visita guidata (che si può prenotare direttamente sul posto, senza ricorrere a tour operator) permette di scoprire le stanze decorate con mosaici di zellige e le fontane nascoste. Un piccolo inconveniente è la segnaletica poco chiara all’interno del complesso, che a volte induce a perdersi tra le varie sezioni del palazzo; una mappa stampata dal personale è decisamente più utile di quella digitale. Nel pomeriggio si può prendere un petit taxi verso il quartiere di Moulay Ismail, dove la grandezza delle mura difensive è impressionante. Qui si sente il peso della storia, ma anche la vita quotidiana dei residenti che usano le strade come vie di passaggio per il mercato locale.
Il terzo giorno è riservato all'arte contemporanea marocchina, in particolare alla Fondazione Dar El Makhzen, un centro culturale poco citato nelle guide tradizionali. Qui si trovano mostre temporanee di artisti emergenti, workshop di ceramica e perfino una piccola libreria con testi in arabo e francese. Un consiglio pratico, non presente nei manuali di viaggio, è quello di chiedere di partecipare a una lezione di calligrafia: i maestri locali sono felici di insegnare le basi e, in cambio, offrono un piccolo souvenir scritto a mano. Dopo la visita, una passeggiata lungo la Rambla principale, la Avenue Mohammed V, permette di godere di qualche ultima foto senza la folla dei turisti più numerosi; la zona è particolarmente viva al tramonto, quando le luci si accendono e i venditori di street food preparano i loro piatti più aromatici.
In sintesi, tre giorni a Meknes bastano per assaporare la medina, le testimonianze architettoniche dei sultani e la scena artistica contemporanea, mantenendo un ritmo rilassato. L’unica delusione è la scarsa presenza di segnaletica multilingue nei siti più storici, ma con una mappa cartacea e un po’ di curiosità si riesce comunque a navigare senza problemi. Un’esperienza che dimostra come la città, spesso trascurata rispetto alle mete più famose, offra un’autentica immersione nella cultura marocchina.