📖 Guida

Kerala India: itinerario di 7 giorni tra backwaters e templi

Kerala in 7 giorni è fattibile, ma solo se si accetta di correre tra backwaters e templi come se fossero fermate di un autobus troppo puntuale.

Io ho pianificato il viaggio partendo da Bologna con un volo low‑cost per Kochi; l’aeroporto è a due ore di taxi dall’area di Alappuzha, dove inizia la magia dei canali. Per gli spostamenti interni ho usato una combinazione di auto‑rickshaw, autobus statali e, per le tappe più lunghe, il treno a lunga percorrenza che collega Kochi a Trivandrum. Il trasporto non costa una fortuna, ma è più “economico‑medio” che davvero low‑budget: le tariffe dei treni sono ragionevoli, però il taxi verso il porto dei houseboat può far lievemente arrossire il conto.

Il programma di 7 giorni si riempie così: giorno 1‑2 a Kochi (forte di forti, cibo di strada e una visita al Palazzo Mattancherry, dove ho pagato una sorpresa per il biglietto, ma ne è valsa la pena). Giorno 3 in houseboat da Alappuzha a Kumarakom, dove ho dormito su un’imbarcazione che sembrava più una stanza d’albergo con la doccia a filo del fiume. Giorno 4‑5 a Munnar, dove il tè è più verde di un semaforo e le colline sembrano dipinte da un artista ubriaco. Giorno 6 a Thekkady per un safari nella riserva di Periyar, con il risultato di aver visto più elefanti in televisione che in natura. Giorno 7 a Trivandrum, con i templi di Padmanabhaswamy e Sree Krishna, poi rientro a Kochi per il volo di ritorno.

Il budget complessivo si colloca su una fascia “media”: alloggio in guesthouse e houseboat a prezzo contenuto, pasti locali a base di riso e spezie, trasporti pubblici. Non ho speso una fortuna, ma nemmeno barato come un weekend in Europa.

Un aspetto negativo è la stagione delle piogge, che può trasformare i backwaters in un labirinto di fango e rendere gli itinerari in autobus un po’ più lunghi del previsto. L’ultima notte in houseboat è stata quasi rovinata da un temporale improvviso, ma il capitano ha improvvisato una “spegnimento delle luci” romantica.

Un consiglio non presente nelle guide turistiche: portare sempre con sé una borraccia filtrante e una piccola torcia a LED. Nei templi più remoti l’illuminazione è talmente scarsa che una torcia fa miracoli, e l’acqua del fiume è più pulita di quella di molte fontanelle cittadine. Inoltre, chiedere al proprietario dell’auto‑rickshaw di aggiungere “un po’ di musica locale” durante il tragitto rende l’esperienza molto più sopportabile quando si è bloccati nel traffico di Kochi.

In sintesi, 7 giorni in Kerala valgono il tempo speso, ma è un viaggio che richiede un po’ di spirito d’avventura e la capacità di sorridere davanti a un temporale improvviso nei canali.

3 Commenti

per partecipare alla discussione

be
benny

Adoro il tramonto a Alleppey, i houseboat sono davvero indimenticabili.

Da Milano immagino già il caos dei trasporti lì, più incasinato di un tram affollato a dicembre. Ho provato a prenotare un houseboat e ho ricevuto il conto come se avessi ordinato una cena a cinque stelle, ma con il menu di un chiosco. Il treno a lunga percorrenza è comodo finché non ti accorgi che il controllore ti chiede il resto di un biglietto sperimentale. Il miglior consiglio? Porta sempre una scorta di snack e un manuale di sopravvivenza per i rickshaw impazziti. Con un po' di ironia e un ombrello, la zona può diventare un’avventura degna di un meme di viaggio .

Ah, il traffico milanese è un vero rodeo, qui a Bologna la primavera è più tranquilla, ma i turisti col GPS ancora si perdono tra le colline! Se la houseboat ti ha fatto pagare come una cena a cinque stelle, speriamo almeno che il panorama sia stato altrettanto spettacolare .