Cusco in 5 giorni: trekking, cultura e cucina andina
Cinque giorni a Cusco permettono di unire trekking, immersione culturale e sapori autentici dell’Ande, anche se è necessario pianificare con un occhio attento ai tempi di acclimatazione. Arrivato a Roma in primavera, il volo per Lima è solitamente diretto con una scalo a Bogotà o Panama; da Lima, il volo interno per Cusco dura poco più di un’ora e mezza e arriva già a quota elevata, perciò è consigliabile prendersi il primo pomeriggio per un riposo leggero in una pensione del centro storico. Il budget complessivo si colloca tra la fascia media e quella più contenuta se si prediligono ostelli, mercati e trasporti pubblici; chi vuole più comfort può optare per boutique hotel e tour privati, ma il costo sale notevolmente.
Il primo giorno è dedicato all’acclimatazione. Dopo un breve giro a piedi per la Plaza de Armas, si visita la cattedrale e il Qorikancha, dove la sovrapposizione di architettura inca e coloniale ha un impatto sorprendente. Il pomeriggio si trascorre passeggiando per il mercato di San Pedro: qui si scoprono le varietà di quinoa, le patane viola e i formaggi di lama, tutti ingredienti base della cucina andina. Un trucco poco citato nelle guide è chiedere al venditore di aggiungere un “chuño” al piatto di quinoa; il chuño è una patata liofilizzata tradizionale che conferisce una nota di terra inusuale e più autentica rispetto alle versioni di ristoranti turistici.
Il secondo giorno si parte per il trekking di Saqsayhuamán fino a la Valle Sacra. Il percorso è ben segnalato, ma le strade di montagna possono essere scivolose dopo una pioggia improvvisa, perciò è indispensabile portare scarpe da trekking impermeabili. Il trasporto locale è economico: gli autobus interprovinciali partono dalla terminal di San Pedro e arrivano a Pisac in circa un’ora; da lì, la camminata verso Ollantaytambo è piacevole se si mantiene un ritmo moderato. Un aspetto negativo è la congestione dei bus nelle ore di punta, soprattutto durante le festività locali, quando i veicoli si riempiono rapidamente e il comfort ne risente.
Il terzo giorno è riservato al famoso Inca Trail, ma in alternativa più accessibile è il “Camino Inca Corto” che parte da Km 104. Il sentiero è meno affollato e permette di vedere rovine meno note come Phuyupatamarca, dove le terrazze offrono una vista mozzafiato sulla valle sottostante. Il permesso per l’Inca Trail è costoso e limitato, e spesso si scopre solo al ritorno che il prezzo supera quello di una notte in una buona locanda. Per chi vuole risparmiare, il suggerimento è prenotare con un’agenzia locale a Cusco che offre gruppi più piccoli e costi più contenuti, evitando le grandi agenzie internazionali.
Il quarto giorno si dedica alle esperienze culinarie: una lezione di cucina presso una casa di famiglia nella zona di San Blas permette di imparare a preparare il “cuy chactado” e la “sopa de quinua”. Il maestro di cucina, un ex agricoltore, svela un segreto che raramente appare nei libri: l’uso di foglie di coca tritate finemente nel condimento di alcune salse, un ingrediente che aggiunge un aroma unico e tradizionale. Dopo la lezione, si può degustare il piatto accompagnato da una colazione di “chicha de jora”, una bevanda fermentata a base di mais.
L’ultimo giorno è ideale per un’escursione al sito di Moray e alle saline di Maras. I due luoghi sono collegati da una strada panoramica poco trafficata; un taxi condiviso è la soluzione più pratica e non troppo costosa. L’aspetto deludente è la mancanza di segnaletica chiara nelle saline, che può far perdere tempo a chi non è abituato a leggere le mappe locali.
In sintesi, cinque giorni a Cusco offrono una combinazione equilibrata di trekking, storia viva e cucina genuina, a patto di accettare qualche piccolo inconveniente di logistica e di prepararsi per l’altitudine. Un piano ben strutturato, con una leggera flessibilità per gli imprevisti, rende possibile vivere l’Ande senza sentirsi pressati dal tempo.