Sardegna primavera: la caletta di Tuerredda senza GPS 😅
Sì, è possibile arrivare a Cala Tuerredda senza GPS, basta un po’ di pazienza, una buona dose di ironia e, ovviamente, la capacità di chiedere indicazioni a un pescatore locale che non ha mai sentito parlare di “app di navigazione”.
È primavera e la Sardegna si risveglia con le sue scogliere ricoperte di fiori selvatici; il periodo migliore per visitare la caletta è tra aprile e maggio, quando le temperature sono gradevoli e il mare inizia a scaldarsi senza la folla di agosto. Una visita di mezza giornata è più che sufficiente per godersi la sabbia finissima, fare qualche nuotata e scattare qualche selfie (anche se il forum non permette foto, l’immaginazione è libera).
Il costo complessivo dipende dal tipo di viaggio: se si parte in treno da Firenze, si può optare per un biglietto economico fino a Cagliari, poi un autobus locale verso Pula; per chi preferisce più comfort, il treno ad alta velocità più l’autobus premium portano a un budget medio. Una volta a Pula, il parcheggio vicino alla strada principale è a pagamento, ma la tariffa è contenuta, quindi l’intera escursione resta nella fascia economica‑media, a meno che non si scelga un hotel di lusso lungo la costa, che sposta il conto nella categoria caro.
Arrivare è una piccola avventura: dalla stazione di Cagliari prendere l’autobus “Saradomus” fino a Pula (circa un’ora e mezza) e poi un mini‑bus di linea 2 verso il punto di sosta “Cala Tuerredda”. Il parcheggio è piccolo, quindi è consigliabile arrivare presto, perché i turisti improvvisati tendono a riempire ogni posto libero entro mezz’ora. Una volta parcheggiati, il sentiero è ben segnalato con piccoli cartelli in sardo e italiano. Non serve una macchina fuoristrada, ma è buona norma avere un paio di scarpe da trekking: il tratto di sabbia che collega il parcheggio alla spiaggia è scivoloso al mattino, quando il mare lascia una patina di alghe.
Il tempo necessario per esplorare è di circa quattro ore, includendo il cammino, la doccia di mare, e magari una pausa al bar “Il Gabbiano”, dove si può gustare una granita al limone fatta in casa. Una delle cose da non perdere è il punto panoramico sulla roccia a sinistra dell’entrata: da lì la vista sulla cala è spettacolare e regala l’ennesimo motivo per fermarsi a osservare.
Una delusione, però, è la scarsa segnalazione del sentiero di ritorno: molti visitatori, soprattutto i più presuntuosi con il cellulare scarico, finiscono per girare a vuoto per dieci minuti, chiedendo indicazioni a gruppi di famiglie che, per cortesia, non hanno apprezzato il caos della loro vacanza.
Un consiglio che le guide non menzionano è di portare con sé una bottiglia di acqua frizzante locale e una piccola bustina di sale grosso: spruzzare un po’ d’acqua sul terreno prima di sedersi sulla sabbia riduce la sensazione di “cuscinetto di sabbia morbida” e rende l’esperienza più fresca, soprattutto se si decide di fare una pausa pranzo al sacco. Inoltre, chiedere al barista “una mappa del sentiero” spesso restituisce un foglio pieghettato disegnato a mano, più affidabile di qualsiasi segnale digitale.
In sintesi, Cala Tuerredda in primavera è una perla accessibile anche a chi, come me, ha dimenticato il GPS a casa. Basta un po’ di organizzazione, una buona dose di ironia e la volontà di non prendersi troppo sul serio quando il sentiero decide di trasformarsi in una piccola caccia al tesoro.