Qual è il tempio più nascosto che vale la pena esplorare a Bali?
Il tempio più nascosto che vale la pena esplorare a Bali è Pura Luhur Batukaru, situato sul versante occidentale del monte Batukaru, la seconda vetta più alta dell’isola. Ho scoperto questo luogo durante un viaggio di primavera, quando l’aria è ancora fresca e le foreste lussureggianti non sono ancora sommerse dal caldo torrido. Il prezzo di ingresso è praticamente nullo; la spesa maggiore deriva dal trasporto e, se si vuole evitare i rischi, dal noleggio di una guida locale. In termini di budget si colloca nella fascia economica se si parte da Denpasar con un motorino a noleggio, ma sale a medio se si opta per un’auto con autista privata, soprattutto perché il percorso richiede un’auto con buona altezza da terra per superare lo sterrato scosceso.
Per arrivare è necessario prima volare a Denpasar, poi dirigersi verso la zona di Bedugul, che è un punto di snodo più accessibile. Da qui si prende la strada principale verso Singaraja e poi si devia verso la strada di montagna che porta al villaggio di Batukaru. L’ultimo tratto è un sentiero di ghiaia che termina proprio davanti al cancello del tempio. Ho preferito noleggiare un motorino a 300 km/h, perché la libertà di fermarsi per ammirare le cascate vicine è impagabile, ma un’auto con autista resta l’opzione più comoda per chi non vuole affrontare curve a gomito. Il trasferimento dall’area di Bedugul a Batukaru dura circa un’ora e mezza, a seconda del traffico e della condizione della strada.
Il tempo necessario per una visita completa è di quattro‑sei ore. Questo intervallo consente di fare il giro del complesso principale, di esplorare il piccolo laghetto sacro, di percorrere i sentieri laterali che conducono a vista panoramiche sulla foresta e, se il tempo è clemente, di partecipare a una breve cerimonia di offerta condotta da un sacerdote del villaggio. Se si vuole dedicare più tempo alla meditazione o al trekking nei dintorni, si può facilmente estendere la visita a un’intera giornata, magari accampandosi in una zona autorizzata nelle vicinanze.
Un aspetto negativo è la mancanza di strutture turistiche: non ci sono bagni pubblici, né punti di ristoro, e il sentiero può diventare scivoloso dopo le piogge primaverili. Inoltre, il tempio è chiuso il mercoledì, giorno in cui i devoti locali celebrano rituali privati; una visita in quel giorno si tradurrebbe in una perdita di ore preziose. Ho sperimentato anche un certo senso di isolamento: il segnale del cellulare è quasi inesistente, il che può risultare problematico per chi non è abituato a stare offline.
Un consiglio che non compare nelle guide turistiche è quello di chiedere al capo villaggio di accompagnare il gruppo con una piccola lanterna a olio al tramonto. Questo gesto non solo crea un’atmosfera suggestiva, ma rende anche più facile individuare le piccole offerte di frutta fresca disposte sui piedi del santuario, un dettaglio che i viaggiatori di massa spesso trascurano. Inoltre, la lanterna aiuta a evitare gli insetti notturni che, in quella zona, possono diventare fastidiosi. Portare con sé una borraccia d’acqua filtrata è d’obbligo: le fontane sono scarse e l’aria di montagna è più secca del previsto. In sintesi, Pura Luhur Batukaru è un’esperienza che richiede un po’ di coraggio e una buona dose di flessibilità, ma la ricompensa è una connessione autentica con il Bali più remoto, lontano dalle folle di Ubud e delle spiagge più battute.