Nakhichevan: 5 giorni di storia, deserti e cucina dimenticata
Nakhichevan consente di vivere 5 giorni intensi tra storia, deserti e cucina dimenticata.
Come arrivare e muoversi
Parto da Bologna con volo low‑cost verso Baku; il collegamento è diretto e costa poco se prenoto con anticipo. Da Baku la frontiera di Nakhichevan è aperta solo per i viaggiatori con permesso, quindi prendo il bus interurbano che parte dalla stazione di Baku verso il valico di Maku (in Iran) e poi un minibus locale fino a Nakhichevan City. Il viaggio dura circa 8 ore, ma è l’unica opzione praticabile senza passare per l’Armenia. Una volta in città, il modo più semplice per spostarsi è noleggiare una piccola auto o usare i taxi condivisi; i dolmuş sono frequenti ma non sempre puntuali.
Tempo necessario
Il pacchetto di 5 giorni è più che sufficiente per coprire i punti principali: il centro storico, i mausolei medievali, il deserto di Aras, il lago di Sari‑Su, e qualche villaggio di montagna. Un giorno in più sarebbe utile solo per approfondire le escursioni nei canyon meno battuti.
Giorno 1 – Arrivo e ambientamento
Dopo il lungo trasferimento, mi sistemerò in un ostello a prezzo economico nel centro. La prima passeggiata è verso la Moschea Juma, così da orientarmi tra le vie strette. La sera, una piccola taverna di strada offre “kükü” di melanzane, un piatto quasi scomparso dalle guide.
Giorno 2 – Monumenti medievali
Visito il Mausoleo di Momine Khatun all’alba; la luce dorata sul mattone rosso è spettacolare. Proseguo verso il Mausoleo di Yusuf ibn Kusey, poco conosciuto ma con dettagli architettonici unici. Per il pranzo scelgo un ristorante che serve “sogan‑dolma”: cipolle ripiene di riso e spezie, una ricetta tramandata dalle famiglie locali. Nel pomeriggio, una breve escursione a piedi al forte di Alinja, ancora avvolto da leggende.
Giorno 3 – Deserto di Aras
Parto presto con l’auto verso il deserto di Aras, dove la sabbia rossa incontra il fiume. Lungo il percorso, fermo il motore per una sosta al villaggio di Şahbuz, dove è possibile acquistare pane cotto su pietra rovente. Il pomeriggio è dedicato a un’escursione a cavallo guidata da un abitante; l’esperienza è assolutamente fuori dalle brochure di viaggio.
Giorno 4 – Lago Sari‑Su e villaggi montani
Il lago Sari‑Su è un’oasi di acqua cristallina. Camminando intorno, incontro pescatori che preparano “dushbara” in un brodetto di pecora. Sotto una pergola di ulivi, assaporo il piatto, ancora preparato come una volta. Nel tardo pomeriggio, prendo la strada verso il villaggio di Qazax, dove le case in pietra si arrampicano sul pendio. Qui, una famiglia mi invita a provare il “chorek” di pane al miele, una specialità che non trovo nei cataloghi turistici.
Giorno 5 – Ritorno e riflessioni
Dedico la mattina a una passeggiata lungo il bazar locale, dove i tessuti ricamati a mano sono più autentici di quanto le guide suggeriscano. Ultimo caffè in una piccola caffetteria che serve “kefir” di capra, poi ritorno al punto di partenza per il bus verso Baku.
Aspetto negativo
Le infrastrutture internet sono scarse: il segnale Wi‑Fi è intermittente e gli sportelli bancari accettano quasi solo contanti. Questo può creare difficoltà se si dipende da pagamenti digitali.
Consiglio fuori dalle guide
Portare un piccolo set di spezie locali (cumino, coriandolo, aneto) permette di replicare a casa il sapore dei piatti assaggiati; i mercanti del bazar vendono confezioni miniaturizzate a prezzi onesti. Inoltre, è consigliabile chiedere al driver di fermarsi al “corto di Pashtab” per una vista panoramica sul canyon, un punto poco pubblicizzato ma che regala foto indimenticabili.
Budget
In sintesi, Nakhichevan è una destinazione che offre molto più di quanto le brochure commerciali fanno credere, a patto di accettare qualche disagio logistico e di avventurarsi fuori dai sentieri più battuti.