Onde turchesi e trekking: le calette nascoste di Koh Lipe
Le calette nascoste di Koh Lipe si scoprono solo con un trekking lungo la costa, e l’acqua è di un turchese che fa rimpiangere le lagune di Bari. Parto da Bari in primavera, prendo un volo per Bangkok e, da lì, un volo interno verso Hat Yai; l’ultimo tratto è un bus o minivan fino al molo di Pak Bara, dove prendo il traghetto per l’isola (circa 2 ore). Una volta sbarcata, non ci sono auto: tutto si muove a piedi, con qualche noleggio di kayak per arrivare a calette più isolate, e il sentiero costiero è l’unico vero mezzo di trasporto.
Il budget è medio: il volo internazionale e quello interno fanno lievitare il conto, ma l’alloggio in bungalow o dormitori sul mare resta accessibile, così come i pasti di street food. Per esplorare le calette più belle servono almeno due giorni interi, meglio tre se si vuole concedersi una notte in una delle spiagge più remote. Un punto negativo è la segnaletica scarsa dei sentieri: in alta stagione i percorsi si trasformano in un labirinto di impronte e rovine di rami, e qualche turista si perde tra i tronchi.
Un trucco che non troverete nelle guide è partire all’alba, quando la marea è bassa: si può attraversare la barriera corallina a piedi, evitando il noleggio di barche e godendo di una vista senza turisti. Inoltre, è indispensabile una borsa impermeabile per tenere asciutto lo smartphone: le onde turchesi hanno una predilezione per gli schermi rotti.