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Mete rare in Thailandia: esplorare le isole di Koh Kood in primavera

Koh Kood in primavera è la meta ideale per chi vuole un’alternativa alle isole più affollate. Ho iniziato a pianificare il viaggio segnandomi il periodo di aprile‑maggio, quando le piogge sono poco intense e le temperature restano intorno ai 28 °C, condizioni perfette per le escursioni in giungla e le nuotate nelle acque cristalline.

Il percorso più lineare parte da Roma con un volo diretto verso Bangkok, poi un volo interno per Trat. Una volta a Trat, il bus locale (o il minivan condiviso) porta al molo di Laem Sok in circa due ore; da lì parte il traghetto di circa trenta minuti verso la baia di Ao Pla. Il biglietto del traghetto è economico, ma è meglio prenotare il posto a sedere per assicurarsi una vista sul mare. Una volta sull’isola, il modo più flessibile per spostarsi è il motorino a noleggio: i prezzi sono nella fascia media e permettono di raggiungere le spiagge più isolate senza dipendere dagli orari delle barche.

Per assaporare davvero Koh Kood servono almeno quattro giorni completi. Il primo giorno è dedicato all’arrivo, all’acclimatamento e a una passeggiata lungo la spiaggia di Khlong Phrao; il secondo può includere la visita alla cascata di Khlong Chao; il terzo è il momento perfetto per un’escursione in kayak nella baia di Ao Yai, dove la fauna marina è ancora poco disturbata; l’ultimo giorno è ideale per una camminata nella foresta di Kee Kuan e un tramonto a Ao Tapao. Un soggiorno più breve lascia fuori la scoperta dei villaggi di pescatori e delle lagune nascoste.

Il budget complessivo si colloca nella fascia medio: alloggio in bungalow su spiaggia a partire da 30 €/notte, pasti in piccoli ristoranti locali per 5‑10 € a pasto, trasporti interni sotto i 15 € al giorno. Non è una destinazione a spendere poco come una notte nei dormitori di Bangkok, ma neanche una fuga di lusso: la spesa è proporzionale al desiderio di tranquillità.

Una delusione frequente è la scarsa copertura internet; la maggior parte dei bungalow ha solo Wi‑Fi debole e intermittente, il che può frustrante per chi deve restare connesso. Inoltre, le interruzioni di corrente sono comuni nelle zone più remote, perciò è utile portare una power bank robusta.

Un consiglio poco citato nelle guide è quello di chiedere al pescatore di Ao Yai di portare il “bambù del mattino”. Si tratta di un piccolo stand che vende mango appena colti, serviti su foglie di bambù, un’esperienza davvero autentica e dolcissima, ben diversa dalle fruttete catene turistiche. Questo piccolo gesto permette anche di sostenere direttamente la comunità locale.

3 Commenti

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Concordo, lì ho scoperto una cascata nascosta, perfetta per un tuffo rigenerante.

gi
gioerena

Anch'io l'ho trovata, l'acqua ghiacciata e il rumore della natura erano incredibili.

la
lauro_79

viaggiare_vivo, non sono d'accordo, quella cascata è scivolosa e pericolosa, non adatta al tuffo