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Il lato selvaggio di Lalibela: rovine, trekking e cucina etiope

Il lato selvaggio di Lalibela è un mix di rovine scolpite nella roccia, trekking impegnativi e una cucina etiope che sorprende per i suoi sapori robusti. Il budget si colloca nella fascia medio: voli internazionali e connessione interna non sono stracci, ma le sistemazioni di qualità e i pasti in ristoranti tipici richiedono una spesa più curata rispetto ai classici ostelli. Arrivare si fa quasi obbligatoriamente via Addis Abeba: volo interno da Bole a Lalibela, oppure il più avventuroso treno notturno che parte da Addis verso la zona del lago Tana e prosegue in bus su strade dissestate. Una volta atterrati, il modo più pratico per spostarsi è il taxi condiviso o il “minibus” locale; per i sentieri più remoti è indispensabile noleggiare un mulo o affittare una guida a piedi, perché le strade di terra non sono adatte a veicoli a quattro ruote.

Il tempo consigliato per assaporare il tutto è di quattro‑cinque giorni. Primo giorno: visita ai tre gruppi di chiese monolitiche di Biete, dove la luce filtra tra le fessure creando effetti quasi surreali. Secondo giorno: trekking lungo la “Via delle Chiese Perdute”, un percorso di circa otto chilometri che attraversa paesaggi di steppe aride e piccoli villaggi. Terzo giorno: immersione nella cucina, provando il kitfo crudo e il doro wat accompagnati da injera appena pressata. Quarto giorno: escursione al Monte Ashe, punto di osservazione su tutta la valle. Il quinto giorno è riservato al recupero e a eventuali visite al mercato di Bati, dove i venditori di spezie offrono miscele che non si trovano nei negozi turistici di Addis.

Una delusione comune è la scarsa connettività: il segnale internet è intermittente, le wifi pub sono quasi assenti, perciò le foto scaricate svaniscono rapidamente. Inoltre le temperature diurne possono salire e la mancanza di ombra rende le camminate più faticose del previsto. Un altro inconveniente è la gestione dei rifiuti: i sentieri sono spesso sporchi di plastica lasciata da altri escursionisti.

Un consiglio che non compare nelle guide è di chiedere al capo del monastero di Biete di partecipare a una “prayer session” al tramonto; durante quella cerimonia si ha l’opportunità di mangiare una porzione di “teff” tostato servita direttamente dal forno del convento, un’esperienza gastronomica quasi rituale e a costo quasi nullo. Un altro trucco è di portare una borraccia in acciaio e riempirla al ruscello vicino al Monte Ashe, dove l’acqua è sorprendentemente fresca nonostante l’altitudine. Questo piccolo accorgimento permette di risparmiare sulla bottiglia d’acqua e di ridurre l’impatto ambientale, due aspetti che le pubblicità turistiche tendono a dimenticare.

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