Sumba: megaliti, cavalli selvaggi e onde perfette
Sumba è tra le mete più sopravvalutate che abbia visto, almeno per come viene raccontata. Megaliti, cavalli selvaggi e onde perfette: ci sono, ma la realtà è molto più scomoda di quanto lascino intendere.
PRO: la cultura megalitica è ancora viva, non una ricostruzione per turisti. Ho assistito a una cerimonia funebre in un villaggio dell’interno, senza nessun altro visitatore. Le onde sono davvero potenti e poco affollate, anche a maggio. Per surfisti esperti è un paradiso.
CONTRO: le infrastrutture sono drammatiche. Strade sterrate che diventano impraticabili con la pioggia, e a maggio già qualche acquazzone capita. Muoversi richiede un fuoristrada con autista, che costa circa 60 euro al giorno, più carburante. Il cibo nei warung è sempre lo stesso: riso, pollo, verdure bollite. Dopo tre giorni diventa pesante.
Budget medio-alto. Il volo da Bali a Tambolaka è sui 150 euro solo andata, e i trasferimenti interni non sono economici. Per visitare le zone principali servono almeno dieci giorni, altrimenti si passa metà tempo in macchina. L’aspetto più deludente è la mancanza totale di servizi: niente bancomat funzionanti, solo contanti, e le poche guesthouse hanno acqua calda solo a ore.
Un consiglio che non trovi sulle guide: porta una scheda SIM locale con buon traffico dati, perché il segnale è debole ma esiste. Le mappe offline non bastano, i cartelli sono rari e molti sentieri non sono segnati. Affidarsi solo al GPS senza backup è un azzardo.
Consigliato per chi cerca un’immersione culturale autentica e surf in solitudine, senza pretese di comfort. Sconsigliato se si viaggia con bambini piccoli o si ha bisogno di ristoranti, wi-fi stabile e letti comodi.