Cilento: calette selvagge e templi greci
Il Cilento è esattamente questo: un mix che sembra impossibile tra spiagge ancora fuori dalle rotte di massa e templi greci che reggono il confronto con quelli siciliani. Per chi cerca un'alternativa alla costiera amalfitana senza rinunciare a storia e mare, è la scelta giusta.
Budget medio: si può spendere poco se si evita il lungomare di Palinuro e si punta su agriturismi nell'entroterra (50-70 euro a notte in camera doppia a maggio), ma i ristoranti con vista mare a Paestum o sulla costa tirano sui prezzi, con un primo intorno ai 18 euro. Per arrivare, il treno fino a Salerno e poi un'auto a noleggio è la soluzione più pratica: i mezzi pubblici collegano i centri principali, ma per le calette selvagge serve la macchina. Da Napoli o Roma, autostrada A3 fino a Battipaglia, poi superstrada.
Per un primo assaggio servono almeno quattro o cinque giorni: due per i templi di Paestum e il museo archeologico, un paio per esplorare la costa tra Palinuro, Marina di Camerota e il Parco del Cilento. Per chi volesse anche camminare nei boschi o visitare Certosa di Padula, meglio una settimana.
Un aspetto che può deludere: a maggio l'acqua è ancora fredda (intorno ai 18 gradi) e molte calette raggiungibili solo a piedi o in barca hanno servizi minimi o nulli. Non aspettarsi stabilimenti attrezzati ovunque. Il lato positivo è la folla ridotta, ma chi cerca il mare caldo da bagno deve aspettare giugno.
Consiglio che non troverete sulle guide: invece di affittare una barca per la grotta delle Ossa a Palinuro (costosa e spesso sovraffollata), prendete il sentiero che parte dalla spiaggia del Buon Dormire e arriva fino al promontorio di Capo Palinuro. In un'ora di cammino si arriva a un punto panoramico dove si vede la grotta dall'alto e si trova una scala scavata nella roccia che scende a una caletta quasi sempre deserta, con fondo sassoso ma acqua cristallina. Portatevi scarpette da scoglio e una maschera.