Uzbekistan: perché le città della seta sono ancora autentiche?
Le città della seta in Uzbekistan sono ancora autentiche perché il turismo di massa le ha lambite senza ancora trasformarle in parchi a tema, e la gente del posto continua a vivere nelle medine più come abitanti che come comparse. Sono stato a Samarcanda, Bukhara e Khiva la primavera scorsa, e quello che colpisce è il contrasto tra la cura ossessiva dei monumenti restaurati e la quotidianità caotica che li circonda. I venditori di tappeti non ti aggrediscono, i bambini giocano a calcio nelle piazze, e le moschee sono ancora usate per la preghiera, non solo per i selfie. Certo, alcuni angoli sono già stati "pettinati" per i pacchetti turistici, ma basta allontanarsi di duecento metri dalla piazza del Registan per ritrovarsi in un suk dove si contratta davvero, non per finta.
Il budget è medio: i voli da Bologna via Istanbul o Mosca possono costare tra i 400 e i 700 euro andata e ritorno a maggio, mentre dentro il paese i costi sono bassi. Un pasto completo in un chaikhana locale costa 5-8 euro, e un hotel decente a Samarcanda si trova sui 40-50 euro a notte. Muoversi? Il treno ad alta velocità Afrosiyob collega Tashkent, Samarcanda e Bukhara in poche ore e costa circa 15-20 euro. Per Khiva meglio il treno notturno o un minibus condiviso, più scomodo ma più economico. Per visitare decentemente le tre città principali e magari il deserto di Kyzylkum servono almeno dieci giorni, anche se si può stringere a una settimana saltando Khiva (ma è un peccato).
Un aspetto negativo concreto: la burocrazia per il visto elettronico è migliorata, ma a maggio 2026 ho ancora notato lentezze nei controlli all'aeroporto di Tashkent, con code di un'ora per stranieri. Inoltre, l'acqua del rubinetto non è potabile, e nei bazar l'igiene dei cibi di strada è altalenante. Una delusione personale: la moschea Bibi-Khanym a Samarcanda, bellissima fuori, ma dentro è quasi vuota e restaurata troppo asetticamente. Sembra un set cinematografico più che un luogo vivo.
Un consiglio specifico che non trovi sulle guide: non dormire a Bukhara in un hotel del centro storico, ma prenota una casa famiglia nel quartiere ebraico, a nord della Lyabi Hauz. Lì i proprietari ti portano a fare colazione nel loro cortile con meloni e pane appena sfornato, e la sera ti accompagnano a piedi in una madrasa minore dove un vecchio suona il rubab per pochi soldi. Quell'esperienza non è sui depliant, e ti fa capire perché la Via della Seta qui è ancora roba vera, non un souvenir.