Bangkok: tra tuk-tuk e pad thai, sopravvivere al caos è un'arte
Sopravvivere al caos di Bangkok è un’arte perché non si tratta di schivare tuk-tuk e mangiare pad thai, ma di accettare che il disordine ha un suo ritmo e chi cerca di combatterlo perde subito la faccia. A me è bastata una passeggiata da Khao San a Siam per capire che qui la pianificazione è un’illusione. Il budget? Si può stare tranquilli con una quarantina di euro al giorno se si mangia street food e si dorme in guesthouse nel centro storico (economico), ma per una camera decente con aria condizionata e colazione si sale sui 70-80 (medio). Hotel carini con piscina sul tetto partono da 150 a notte, e lì si spende anche per cocktail che suonano finti.
Per muoversi: BTS e MRT sono l’unica salvezza nei giorni feriali. I tuk-tuk sono un gioco da turisti, divertenti per cinque minuti ma inquinano e spesso chiedono il doppio. Per arrivare dall’aeroporto il metro conviene se non si hanno troppe valigie, altrimenti taxi col tassametro (meglio contrattare un forfettario dall’area arrivi). Quanto tempo serve? Almeno quattro o cinque giorni pieni per non impazzire: un giorno per i templi (Wat Pho e il Palazzo Reale, ma Wat Phra Kaew è affollatissimo), un altro per Chinatown e i mercati galleggianti, un terzo per le zone più moderne e il cibo, e poi un quarto per perdersi in un canale o fare un giro in barca.
L’aspetto negativo più frustrante è il traffico. sembra di vivere in un videogioco senza fine. In auto da Silom a Banglamphu ci si mette un’ora all’ora di punta. Meglio il fiume, anche se i battelli sono un po’ improvvisati. E poi il caldo umido di maggio è opprimente: a mezzogiorno camminare è un incubo. Un consiglio che non si trova nelle guide: ogni lunedì pomeriggio, intorno alle 15, chiudono alcuni templi minori per pulizie straordinarie. Non succede in quelli principali, ma per visitare certe statue antiche bisogna ripassare il martedì. e la fila di gente che si pianta davanti alla porta chiusa è una scena da circo.