Brasilia: visione modernista tra realtà e propaganda
Brasilia: visione modernista tra realtà e propaganda
La risposta secca è no, non è tutta propaganda, ma la retorica ufficiale nasconde crepe enormi. Arrivare a Brasilia è facile: voli diretti da Bari via Roma o Milano, con compagnie low cost se si prenota con un mese d'anticipo. Budget medio-alto per gli standard brasiliani, diciamo sui cento euro al giorno per dormire in un hotel decente nel settore alberghi, mangiare fuori e usare Uber (i mezzi pubblici sono mal collegati). Per visitare bene la città servono almeno tre giorni pieni: uno per l’asse monumentale con i palazzi governativi, uno per le superquadre e i parchi, e un altro per le cattedrali e il museo nazionale. La delusione più grossa? L’atmosfera. Sembra un set cinematografico abbandonato dopo le riprese. La gente vive nei condomini chiusi, le strade sono deserte la sera, e il calore umano che ci si aspetta dal Brasile latita. Un consiglio che nessuna guida dà: saltare la visita guidata al Congresso Nazionale e invece farsi un giro al tramonto sul tetto dell’Itamaraty (ministero degli esteri), se si riesce a entrare con un pass. Si vede la città dall’alto senza la folla. Altra nota dolente: la propaganda modernista vendeva Brasilia come città del futuro, ma oggi il futuro è un ingorgo di auto e aria condizionata. Non è male, è solo che la realtà non regge il confronto con le foto patinate.