Tangeri: crocevia di culture e tramonti
Tangeri: crocevia di culture e tramonti. No, non è un cliché da cartolina, è una constatazione pratica: la città sta letteralmente tra due continenti e due mari, e i tramonti sul Cap Spartel sono tra i più fotogenici del Mediterraneo, ma anche tra i più affollati. Se si cerca l’angolo instagrammabile da soli, meglio evitare luglio e agosto. Per me la primavera (maggio-giugno) e l’autunno (settembre-ottobre) sono ideali: temperature sui 25 gradi, meno calca, e la luce resta buona fino a tardi. D’inverno si può, ma il vento è fastidioso e molte terrazze chiudono.
Arrivare è semplice: da Roma voli diretti con Ryanair o Alitalia/Iberia in circa due ore e mezza, con tariffe base sui 100-150 euro a/r in economia, ma se si prenota con largo anticipo si trova anche a 70. In alternativa c’è il traghetto da Algeciras, ma non lo consiglio a meno di non avere macchina: la traversata è breve, però tra attese e coincidenze si perde una giornata. Una volta lì, il modo migliore per spostarsi è il petit taxi, gialli o blu a seconda della zona, con corse in città che non superano i 30 dirham (circa 3 euro). Occhio ai tassisti che non usano il tassametro: meglio fissare il prezzo prima. Per la medina si va a piedi, ma il dedalo di vicoli disorienta e serve un minimo di orientamento.
Quanto si spende? Si può viaggiare in economia con 40-50 euro al giorno (ostello, street food, trasporti), medio con 80-100 (hotel 3 stelle, ristoranti normali, qualche taxi), caro se si sceglie un riad di lusso e si mangia nei posti alla moda della casbah (150+). Per me il rapporto qualità-prezzo è buono, ma non aspettatevi il Marocco low cost di dieci anni fa.
Cosa non perdere: la medina, ma non quella da cartolina; il fascino sta nei dettagli: le porticine azzurre, le gallerie d’arte improvvisate, i gatti addormentati sui gradini. Il Musée de la Légation Américaine è una chicca poco frequentata. Il tramonto lo si vede meglio dalla terrazza del Café Hafa, storico ritrovo di scrittori, ma arrivate un’ora prima o sarete in coda. In alternativa, salite a piedi fino al faro di Cap Spartel e guardate l’Atlantico che incontra il Mediterraneo: sembra una cartina geografica dal vivo.
Cosa evitare: i ristoranti della piazza principale (Grand Socco) che servono tagine riscaldati e cuscus senza personalità. Evitare anche i “guide turistiche” improvvisate che si propongono all’ingresso della medina: spesso portano in negozi convenzionati dove si viene pressati per acquisti. Meglio perdersi da soli, o pagare una guida ufficiale (si trovano nei pressi della Porta della Kasbah) a prezzo fisso.
Un aspetto che mi ha deluso è la spiaggia cittadina: sporca, affollata e con acqua non sempre limpida. Chi cerca mare meglio che si sposti verso Asilah o le grotte di Ercole, ma per me la città vive più di porto e cultura che di bagni. Altro neo: la pressione dei venditori ambulanti nella medina, insistente e a volte molesta.
Consiglio specifico che non trovate sulle guide: andate a mangiare un’harsha (una sorta di focaccia di semola calda) al mercato coperto di Rue de la Liberté, la mattina presto. Costa pochi spiccioli, la servono con olio d’oliva e miele, e lì intorno non c’è turista. Per visitare la città servono almeno tre giorni: uno per la medina e la kasbah, uno per Cap Spartel e la costa, e un terzo per il museo d’arte contemporanea e una gita a Asilah. Se avete fretta, due giorni stretti bastano, ma si perde il ritmo lento che è il vero pregio di Tangeri.