Patagonia: ghiacciai imponenti e steppa selvaggia
Patagonia: ghiacciai imponenti e steppa selvaggia? Sì, è esattamente così: da un lato le lingue di ghiaccio che scendono dai campi di ghiaccio meridionali, e dall'altro chilometri di steppa battuta dal vento che sembra non finire mai. Ho visitato la regione due stagioni fa e ne sono uscito con le ossa scosse ma la testa piena di immagini che non dimentico.
Il budget è alto, non giriamoci attorno. Tra voli interni, ingressi ai parchi (si paga quasi tutto, dal parcheggio al sentiero), vitto e alloggi, una settimana nel Torres del Paine può costare quanto un mese in Europa. Si risparmia dormendo in campeggio e cucinando da soli, ma non è per tutti. Arrivare: il modo più pratico è volare su Punta Arenas o su El Calafate, poi noleggiare un’auto o prendere i bus locali. Muoversi con mezzi pubblici è fattibile ma si perde flessibilità: le distanze sono enormi e i collegamenti non frequenti.
Per vedere almeno il ghiacciaio Perito Moreno, la penisola di Valdés e il parco Torres del Paine serve un minimo di tre settimane. Chi ha meno tempo rischia di passare più ore in auto che sui sentieri. Un aspetto negativo che mi ha deluso è la gestione dei parchi: in alta stagione (dicembre-febbraio) la folla è fastidiosa, i sentieri principali sembrano autostrade e il silenzio che si cerca in Patagonia si perde. Inoltre, il vento è violento, non una brezza, e rende certe escursioni un supplizio.
Un consiglio che non troverete su nessuna guida turistica: portate una maschera antipolvere, non solo un buff. Sulla steppa intorno a Puerto Natales e lungo la Ruta 40, quando il vento soffia sopra i cento chilometri orari, la polvere fine entra negli occhi e nella gola e rovina la giornata. Un piccolo accorgimento che fa la differenza.