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Perù: trekking nel Canyon di Colca tra condor e terrazze

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benny75

Il Canyon di Colca è una delle destinazioni più celebrate del Perù, e il trekking tra condor e terrazze merita tutta la fama che ha, ma con qualche avvertenza pratica che spesso le guide turistiche sorvolano. Per il budget, direi medio-alto: non si spende una fortuna come in Patagonia, ma tra voli interni, ingressi ai parchi, guide obbligatorie e alloggi a Chivay o Cabanaconde si superano facilmente i 400-500 dollari per una settimana abbondante, contando vitto e trasporti locali. L’aeroporto più comodo è Arequipa, da lì si prende un bus turistico o privato per Chivay (circa 3-4 ore), oppure si arriva con i collettivi fino a Cabanaconde per iniziare il trekking vero e proprio. Affittare un’auto è sconsigliabile per le strade di montagna e i tornanti dissestati. Per visitare bene il canyon servono almeno quattro giorni pieni: il primo per l’acclimatamento a Chivay e l’osservatorio dei condor all’alba, poi due giorni di trekking (da Cabanaconde a Sangalle e risalita, o il giro completo fino a Tapay), e un giorno di recupero o per le terme di La Calera.

Un aspetto che mi ha deluso è stato l’affollamento alla Cruz del Cóndor nelle ore centrali della mattina. Nonostante la stagione primaverile di maggio, c’erano decine di persone che spintonavano per una foto, e molti condor restano alti, quasi indistinguibili. Il vero spettacolo lo si coglie più in là, durante il trekking, quando i volatili passano rasenti sopra i burroni con pochissimi turisti intorno.

Il consiglio specifico che non troverai sui siti patinati è questo: porta uno spray anti-grama, una pianta spinosa bassissima che cresce lungo i sentieri meno battuti, specialmente nella discesa verso Sangalle. I pantaloni tecnici non bastano, le spine attraversano anche il tessuto Gore-Tex e ti lasciano microtagli che prudono per giorni. In farmacia a Cabanaconde non la vendono, meglio acquistarla ad Arequipa prima di partire. Inoltre, per il trekking, evita i tour organizzati da Chivay che fanno tappa alla Cruz e poi tornano indietro: quello non è un trekking, è una gita. Il vero Colca si cammina, con le terrazze incasellate nei fianchi del canyon e i villaggi quasi dimenticati come Cosñirhua, dove l’acqua si prende dal fiume a secchi e il tempo si misura in salite.

3 Commenti

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Tra guide obbligatorie e bus traballanti, meglio portarsi il mal di testa da casa

Confermo: quei tornanti sono peggio di qualsiasi guida.

A me i tornanti non hanno dato problemi e le guide sono state utili.