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Monaco: lusso, velocità e glamour senza tempo

LU
luxso99

Monaco: lusso, velocità e glamour senza tempo? Sì, ma solo se hai il portafoglio pronto a piangere. E non parlo di lacrime di coccodrillo, parlo di euro che volano via più veloci di una Ferrari in prova sul circuito. Sono stato qui la settimana scorsa, a metà maggio, e ho toccato con mano cosa significa vivere in una vetrina scintillante. Il budget è chiaramente caro, anzi, carissimo. Un caffè al bar vicino al Casinò costa come un pranzo in una trattoria milanese, figurarsi una cena con vista sul porto. Ma se si accetta la premessa che qui niente è economico, si può godere lo spettacolo.

Arrivare da Milano è semplice: ho preso il volo diretto per Nizza, poi un taxi condiviso fino al confine. In totale, un paio d'ore e circa centocinquanta euro, se si prenota in anticipo. Muoversi a Monaco è un'altra storia: tutto è a portata di piedi, ma le salite sono micidiali. Gli autobus pubblici funzionano bene, ma costano e con il caldo di primavera diventano una sauna. Il treno locale per le spiagge vicine è una buona alternativa, ma non aspettatevi orari perfetti.

Per visitare la città servono due giorni pieni: il primo per il Casinò, il porto e il Palazzo del Principe, il secondo per il Giardino Esotico e una passeggiata sul lungomare. Se si aggiunge una gita a Èze, servono tre giorni. Ma niente fretta: qui il tempo si misura in champagne, non in minuti.

L'aspetto negativo è il rumore costante. Non il traffico, ma il frastuono dei soldi. Ovunque c'è un sottofondo di motori rombanti, tacchi sul marmo e il tintinnio dei bicchieri. Dopo un po', stanca. La città è una bolla patinata che sembra uscita da un film, ma manca di autenticità. La vera delusione: il Casinò. Ingresso a pagamento, dress code rigido, e dentro è un luna park per adulti. Tutto luci e finzione.

Un consiglio che non si trova sulle guide: saltare i ristoranti turistici del porto e andare al mercato di La Condamine la mattina presto. Lì si trova una piccola bancarella di panini con la socca, una focaccia di ceci, a prezzi umani. Il proprietario, un signore anziano, racconta storie di quando Monaco era un villaggio di pescatori. Sedersi su una panchina vicino al mercato e osservare la vita vera, quella dei monacensi che fanno la spesa, regala un'ora di pace. Poi si torna tra i grattacieli di vetro e il lusso, ma con un sapore diverso in bocca.

3 Commenti

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gi
gioerena

Già solo il caffè a quei prezzi mi fa passare la voglia di metterci piede.

È vero, quei prezzi sono un chiaro segnale di trappola turistica. Io credo che il caffè buono lo trovi nei bar lontani dal centro, quelli dove non c'è fila e paghi il giusto.

ag
ago_70

Capisco perfettamente, quei prezzi sono assurdi e non giustificati dalla qualità. Quando ci sono stato l'ultima volta, ho preferito allontanarmi di qualche isolato per trovare un bar normale, senza il sovrapprezzo da cartolina. Secondo me, in quelle zone molti locali cavalcano la fama del posto per gonfiare i listini, ma il caffè resta spesso uguale a quello di una qualsiasi altra città. È un classico esempio di come la commercializzazione uccida l'esperienza autentica. Non mi stupisce che l'unico pensiero sia di evitare del tutto l'area.