Perhentian: l'arcipelago del silenzio
Perhentian: l'arcipelago del silenzio? Se cerchi un posto dove il rumore del mondo si cancella, eccolo, tra acque che sembrano acquerelli e foreste che odorano di sale e spezie.
Siamo a maggio, una stagione già calda ma ancora prima del monsone vero. Io sono andato a fine aprile e ho trovato giornate perfette: sole, mare piatto, qualche nuvola passeggera. Il periodo migliore per me è da marzo a maggio o a ottobre, quando non c’è folla e le tariffe sono ancora oneste. Da giugno in poi si rischiano chiusure per vento, meglio controllare bene prima di prenotare.
Per arrivare, da Kuala Lumpur ho preso un volo per Kota Bharu (un’oretta, spesa sui 300-400 ringgit andata e ritorno in bassa stagione). Dall’aeroporto, un taxi fino a Kuala Besut (circa 45 minuti, 50 ringgit), poi il traghetto veloce: 35 ringgit a testa, 40 minuti di navigazione. Il porto è caotico, ma una volta in mare si apre un silenzio strano, quasi irreale. Su Perhentian Kecil e Perhentian Besar non ci sono automobili: solo sentieri, barche taxi e qualche moto che i locali usano per le consegne. Muoversi tra le spiagge costa poco, 5-10 ringgit a corsa in water taxi.
Il budget è economico se si dorme in chalet basici con ventola (50-80 ringgit a notte) e si mangia nei warung. Una cena con pesce e riso si trova a 15-20 ringgit, birre locali a 6-8. Per chi vuole un bungalow con aria condizionata si sale a 150-200 ringgit. Per cinque giorni, contando volo e spese, si può stare sotto i 500 euro, anche meno se si cerca.
Cosa non perdere: la spiaggia di Coral Bay a Kecil per i tramonti, ma anche la remota Turtle Beach, raggiungibile solo a piedi con una camminata di venti minuti nella giungla: si nuota con le tartarughe al mattino presto, quasi da soli. Lo snorkeling intorno alle isolette disabitate è pazzesco, soprattutto per coralli vivi e squali pinna nera. Da non saltare il Jungle Trekking dall’altra parte di Kecil: si arriva a una piccola collina con vista su entrambi i lati.
Cosa evitare: le escursioni organizzate di snorkeling a tappe multiple. Hanno orari fissi, ti portano in posti affollati e il pranzo incluso è spesso triste. Meglio noleggiare una mascherina e un kayak e andare per conto proprio da Coral Bay alla baia accanto. Un aspetto negativo? La plastica. Nonostante la bellezza, su alcune spiagge meno battute si trova ancora spazzatura portata dal mare. Non aspettarsi una pulizia perfetta ovunque. E l’energia elettrica su Kecil non è costante: blackout brevi capitano, meglio portarsi una powerbank e una torcetta.
Il consiglio che non trovi sulle guide: prendi una barca per la spiaggia di Long Beach ma scendi non al pontile principale, bensì all’estremità nord, dove c’è un piccolo molo di legno. Da lì si accede a una striscia di sabbia quasi deserta, con un warung che fa solo nasi lemak e teh tarik. Nessun cartello, nessun turista in mutande con lo smartphone. Il vero silenzio è lì, con l’odore del cocco fritto e il rumore delle onde.