San Miniato: tartufo e turisti, il vero costo della tradizione
Il vero costo della tradizione di San Miniato è che il tartufo l’hai già pagato prima ancora di assaggiarlo, tra hype e souvenir inutili. La guida è semplice. Quando andare: meglio settembre o ottobre, ma anche giugno per la fiera dell’estate, se sopporti il caldo e la folla. Come arrivarci: da Roma si prende l’Alta Velocità fino a Firenze Santa Maria Novella, poi un regionale per San Miniato-Fucecchio, circa due ore e mezza totali. In macchina, A1 uscita Firenze Scandicci e poi superstrada, più scomodo per il traffico estivo. Muoversi a piedi nel centro antico è l’unica opzione sensata. Budget medio: non aspettarti spese basse. Una cena con tartufo in un ristorante decente parte da 40-50 euro a testa, e per un tartufo fresco in bancarella si possono lasciare anche 60-80 euro per un etto di qualità scarsa. La delusione è il mercato del tartufo in piazza: bancarelle identiche, tartufi spesso di importazione spacciati per locali. Cosa non perdere: la Rocca e il Duomo, ma anche il Museo di San Francesco per capire il legame con San Francesco d’Assisi. Cosa evitare: i ristoranti nel perimetro della piazza principale, carissimi e mediocri. Il consiglio specifico che non trovi nelle guide: vai alla latteria di via Mazzini, due passi dalla piazza, per una merenda semplice a un terzo del prezzo e senza trucchi. Mezza giornata è sufficiente per il borgo; per i dintorni e i percorsi del tartufo serve un giorno intero, ma solo se hai auto. Il vero costo è il tempo speso a distinguere il vero dal finto.