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Chiapas: giungla e rovine maya, un viaggio autentico

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lauro_79

Chiapas: giungla e rovine maya, un viaggio autentico

Se il titolo vi ha fatto pensare a un viaggio dove la natura e la storia si fondono senza filtri, la risposta è sì: il Chiapas è esattamente quello, ma con qualche ruga che va accettata. Per me è stato un viaggio emozionante e faticoso allo stesso tempo, e lo rifarei domani. Ecco tutto quello che ho imparato sul campo.

Quando andare: da novembre a marzo è la stagione secca, la migliore per muoversi nella giungla senza che i sentieri diventino fango liquido. Io sono andato a giugno (siamo a giugno 2026) e ho beccato piogge torrenziali ogni pomeriggio, ma la vegetazione era esplosiva e le rovine quasi deserte. Un compromesso che funziona se non si ha paura dell'acqua.

Come arrivarci e muoversi: il punto d'ingresso più facile è Tuxtla Gutiérrez, con voli da Città del Messico. Da lì, noleggiare un'auto è la soluzione più flessibile, ma le strade sono piene di buche e di topes (dossi) che spuntano all'improvviso. I colectivos (minibus) locali sono economici e affidabili per le tratte principali (San Cristóbal, Palenque), ma per arrivare alle rovine più remote come Yaxchilán servono tour organizzati o barche a noleggio.

Budget: medio, direi. Con una settimana si spende tra i 700 e i 1000 euro a persona volando da Milano, includendo alloggi modesti, pasti in mercati e ingressi ai siti. Se si vuole dormire nei rifugi della giungla o assumere guide private, si sale facilmente a 1500.

Quanto tempo serve: almeno 8-10 giorni per vedere le cose principali senza correre. Io ne ho fatti 12 e sono riuscito a includere Palenque, San Cristóbal de las Casas, il Canyon del Sumidero e le cascate di Agua Azul. Per Yaxchilán e Bonampak servono due giorni extra.

Cosa non perdere: Palenque è un capolavoro, ma il vero gioiello è Yaxchilán, raggiungibile solo in barca lungo il fiume Usumacinta. Le rovine sono avvolte dalla giungla e si sentono urla di scimmie ragno. San Cristóbal merita per i mercati e l'atmosfera, ma il centro è ormai molto turistico. Il Canyon del Sumidero in barca è spettacolare.

Cosa evitare: le cascate di Agua Azul sono belle, ma nei fine settimana diventano un caos di venditori e folla. Andate in settimana e presto la mattina, altrimenti la delusione è garantita. Altrettanto evitabili sono i tour organizzati tipo “tutto incluso” che ti portano in ristoranti turistici dove il cibo è insapore.

Un aspetto negativo o una delusione: la povertà diffusa e la sensazione di dover sempre contrattare ogni servizio, dai taxi ai biglietti d'ingresso. Alcuni siti minori (come Toniná) sono trascurati e le indicazioni scarse. Inoltre, a giugno zanzare e umidità sono un flagello: portate repellente potente e vestiti leggeri ma coprenti.

Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: non limitatevi a Palenque e San Cristóbal. Prendete un colectivo per Ocosingo e da lì una camionetta per il lago di Montebello. È un'area di laghi dai colori irreali, quasi sconosciuta ai turisti stranieri. Portatevi del cibo perché lì i ristoranti sono quasi inesistenti. E se potete, fermatevi a dormire in un ecoturismo locale gestito da comunità indigene: si mangia vera cucina tzeltal e si capisce molto di più di qualsiasi guida cartacea.

4 Commenti

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Ci sono stato a giugno e le piogge sono pesanti ma ne vale la pena.

Non sono d'accordo, la pioggia rovina completamente l'esperienza.

LU
luxso99

Io evito la stagione delle piogge, preferisco il comfort di un resort.

la
lauro_79

Io adoro la stagione delle piogge proprio perché i mercati si svuotano e si cenano piatti caldi di strada che in resort non troveresti mai.