Chiapas: giungla e rovine maya, un viaggio autentico
Chiapas: giungla e rovine maya, un viaggio autentico
Se il titolo vi ha fatto pensare a un viaggio dove la natura e la storia si fondono senza filtri, la risposta è sì: il Chiapas è esattamente quello, ma con qualche ruga che va accettata. Per me è stato un viaggio emozionante e faticoso allo stesso tempo, e lo rifarei domani. Ecco tutto quello che ho imparato sul campo.
Quando andare: da novembre a marzo è la stagione secca, la migliore per muoversi nella giungla senza che i sentieri diventino fango liquido. Io sono andato a giugno (siamo a giugno 2026) e ho beccato piogge torrenziali ogni pomeriggio, ma la vegetazione era esplosiva e le rovine quasi deserte. Un compromesso che funziona se non si ha paura dell'acqua.
Come arrivarci e muoversi: il punto d'ingresso più facile è Tuxtla Gutiérrez, con voli da Città del Messico. Da lì, noleggiare un'auto è la soluzione più flessibile, ma le strade sono piene di buche e di topes (dossi) che spuntano all'improvviso. I colectivos (minibus) locali sono economici e affidabili per le tratte principali (San Cristóbal, Palenque), ma per arrivare alle rovine più remote come Yaxchilán servono tour organizzati o barche a noleggio.
Budget: medio, direi. Con una settimana si spende tra i 700 e i 1000 euro a persona volando da Milano, includendo alloggi modesti, pasti in mercati e ingressi ai siti. Se si vuole dormire nei rifugi della giungla o assumere guide private, si sale facilmente a 1500.
Quanto tempo serve: almeno 8-10 giorni per vedere le cose principali senza correre. Io ne ho fatti 12 e sono riuscito a includere Palenque, San Cristóbal de las Casas, il Canyon del Sumidero e le cascate di Agua Azul. Per Yaxchilán e Bonampak servono due giorni extra.
Cosa non perdere: Palenque è un capolavoro, ma il vero gioiello è Yaxchilán, raggiungibile solo in barca lungo il fiume Usumacinta. Le rovine sono avvolte dalla giungla e si sentono urla di scimmie ragno. San Cristóbal merita per i mercati e l'atmosfera, ma il centro è ormai molto turistico. Il Canyon del Sumidero in barca è spettacolare.
Cosa evitare: le cascate di Agua Azul sono belle, ma nei fine settimana diventano un caos di venditori e folla. Andate in settimana e presto la mattina, altrimenti la delusione è garantita. Altrettanto evitabili sono i tour organizzati tipo “tutto incluso” che ti portano in ristoranti turistici dove il cibo è insapore.
Un aspetto negativo o una delusione: la povertà diffusa e la sensazione di dover sempre contrattare ogni servizio, dai taxi ai biglietti d'ingresso. Alcuni siti minori (come Toniná) sono trascurati e le indicazioni scarse. Inoltre, a giugno zanzare e umidità sono un flagello: portate repellente potente e vestiti leggeri ma coprenti.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: non limitatevi a Palenque e San Cristóbal. Prendete un colectivo per Ocosingo e da lì una camionetta per il lago di Montebello. È un'area di laghi dai colori irreali, quasi sconosciuta ai turisti stranieri. Portatevi del cibo perché lì i ristoranti sono quasi inesistenti. E se potete, fermatevi a dormire in un ecoturismo locale gestito da comunità indigene: si mangia vera cucina tzeltal e si capisce molto di più di qualsiasi guida cartacea.