Brasile: Salvador e il Recôncavo Baiano, anima autentica o marketing?
No, non è solo marketing, ma la differenza tra Salvador e l’entroterra del Recôncavo Baiano è abissale. Il marketing batte forte sul Pelourinho e sulle spiagge alla moda, ma chi cerca l’anima vera deve scappare da quelle vie piene di venditori di artigianato seriale. Il Recôncavo, con città come Cachoeira e Santo Amaro, ha un’energia che le guide vendono come “autentica” ma poi ti rifilano tour da pacchetto. Il budget è medio: per una settimana, contando vitto, alloggio semplice e spostamenti, servono circa 800-1000 euro a persona. Più di quello che si spende nell’entroterra portoghese, meno che a Rio.
Per arrivare, il volo per Salvador è inevitabile. Da lì, noleggiare un’auto è la scelta più pratica: i bus locali sono lenti e spesso saltano le fermate minori. Muoversi in auto dà la libertà di fermarsi in posti come São Félix, dall’altra parte del ponte, che i tour organizzati ignorano. Il tempo necessario sono almeno dieci giorni: quattro per Salvador, sei per il Recôncavo. Fare tutto in meno di una settimana significa vedere solo cartelli pubblicitari.
Un aspetto negativo serio: la criminalità. Non è un mito. A Salvador, specie di sera, certe zone del centro storico diventano pericolose anche in gruppo. Il marketing tace su questo, ma è meglio saperlo. Un consiglio che nessuna guida dà: invece di mangiare nei ristoranti della piazza di Cachoeira, cercare la “casa de farinha” a São Sebastião do Passé. Lì si vede come si produce la manioca e si mangia per pochi reais. Non ci sono cartelli turistici, bisogna chiedere in giro. Questa è autenticità, non quelle danze folkloristiche allestite per i fotografi.