Panarea: l'isola più esclusiva delle Eolie, mito o realtà?
Panarea: l'isola più esclusiva delle Eolie, mito o realtà? È realtà, ma con qualche riserva: l'esclusività c'è, ma è molto più demodé di quanto si creda.
Sono di Milano e a giugno ho organizzato una settimana alle Eolie, con Panarea come tappa fissa. L'idea del budget è decisamente caro, non c'è via di scampo. Un caffè al bar del porto costa 5 euro, una cena in un ristorante con vista mare parte da 80 euro a testa. Per arrivare, il percorso classico è aliscafo da Milazzo o da Napoli, poi sull'isola ci si muove solo a piedi o con i taxi acquatici, che hanno tariffe da capogiro. Niente auto, tutto in salita, e per chi non è abituato a camminare su sentieri sconnessi la sera è una sfida.
Per visitarla, tre giorni sono il minimo: il primo per il giro del paese e la spiaggia di Cala Junco, il secondo per il sentiero che porta a Punta del Corvo, il terzo per un giro in barca alle isole vicine (Lisca Bianca, Bottaro). L'aspetto negativo? La delusione più grande è che, nonostante la reputazione, è piena di turisti mordi e fuggi che arrivano in giornata da Lipari. La sera il porto è un caos di gente che si ferma per un aperitivo e poi se ne va, e l'atmosfera intima che ci si aspetta svanisce. Inoltre, molti ristoranti propongono menù standardizzati a prezzi folli, senza la qualità che ilio promette.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide? Evitare di mangiare nei locali sul porto. Invece, salire verso la parte alta del paese, vicino alla chiesa, e cercare una piccola trattoria chiamata "Da Pino" (non ha insegna, si chiede in giro). Là il pesce è fresco e i prezzi sono umani, almeno per gli standard dell'isola. Se si vuole davvero l'esclusività, serve organizzare una gita in barca privata all'alba, prima che arrivino i traghetti. Lì si capisce perché Panarea è mito: il mare è incredibile, le calette deserte, e il silenzio rotto solo dalle onde. Peccato che duri poche ore, poi torna tutto il resto.