Palermo: mercati, street food e storia arabo-normanna
Palermo offre davvero mercati, street food e storia arabo-normanna, ma vanno presi con il loro carico di caos e caldo. Sono stato a giugno, periodo caldo ma ancora gestibile se si evita il cuore della giornata. Per il clima, meglio primavera o autunno, ma quest’estate è già una realtà. Arrivare è semplice: volo su Falcone-Borsellino e poi bus navetta o treno per il centro, circa un’ora di mezzi pubblici. Il budget è medio: un pasto di street food si aggira sui 10-15 euro, una cena seduti sui 30-40, e un albergo in centro storico parte da 80-100 euro a notte. Per visitare le attrazioni principali servono almeno tre giorni pieni. Cosa non perdere: il mercato di Ballarò al mattino presto, quando i banchi sono pieni di pesce e verdura e l’aria sa di frittura; la Cappella Palatina nel Palazzo dei Normanni, che lascia a bocca aperta per i mosaici dorati; e una passeggiata tra le chiese arabo-normanne, come San Giovanni degli Eremiti e la Martorana. Lo street food è ovunque: arancine, panelle, sfincione e cannoli. Per la qualità, meglio evitare i chioschi più turistici sulla via Roma e cercare i banchetti nei mercati di Capo o Ballarò.
Un aspetto negativo che ho notato: il degrado in alcune zone del centro, rifiuti e odori sgradevoli, specialmente intorno alla Vucciria dopo il tramonto. Non è una città per chi cerca ordine e pulizia. Un consiglio che non si trova sulle guide: per lo street food, provare la focaccia di sfincione da “Franco u vastiddaru” in via Vittorio Emanuele, un posto minuscolo ma con la ricetta più antica. E per i mercati, andare non solo a Ballarò ma anche al mercato del Capo, meno fotografato e più autentico. Muoversi a piedi è il modo migliore, ma nelle ore più calde i bus turistici sono un’alternativa. In generale, Palermo si merita il tempo che dedica a sé stessa.