Montalcino: il Brunello basta per un viaggio?
No, il Brunello da solo non basta per giustificare un viaggio a Montalcino, ma è il carburante perfetto per scoprire un territorio che va molto oltre il vino. Ho visitato la zona lo scorso mese con l’idea di passare una giornata tra cantine e invece ho scoperto che senza un minimo di pianificazione si rischia di rimanere delusi. Il budget è medio-alto: una degustazione base in una cantina famosa costa intorno ai 30-40 euro, e per un pasto decente in un ristorante con vista si spende tranquillamente 60 euro a testa. Per arrivare da Milano, il modo più comodo è l’auto: si prende la A1 fino a Firenze, poi si scende verso Siena e si imbocca la Cassia; in totale circa 4 ore. Senza macchina si arriva in treno fino a Buonconvento e poi si prende un bus, ma le corse sono poche e gestire cantine sparse diventa un incubo logistico. Per visitare il borgo e fare due degustazioni, un giorno e mezzo è il minimo; se si vuole esplorare la val d’Orcia o Abbazia di Sant’Antimo, servono almeno tre notti.
L’aspetto negativo più evidente è la quantità di ristoranti e enoteche che puntano solo sul turismo mordi-e-fuggi: piatti surgelati presentati come tradizione, personale impreparato, prezzi gonfiati. Ho mangiato male in un posto vicino alla piazza, con un piatto di pici che sembravano usciti da un supermercato. Per fortuna, ho rimediato il giorno dopo in una trattoria fuori le mura.
Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: ignorare le cantine più blasonate e cercare le piccole realtà cooperative nelle frazioni intorno a Montalcino, come Sant’Angelo in Colle o Torrenieri. Lì spesso si bussa alla porta e il vignaiolo stesso fa assaggiare bottiglie non ancora imbottigliate, con storie personali che valgono il viaggio. In centro, invece, la folla di giugno rende tutto più artificiale. Il Brunello è un pretesto meraviglioso, ma senza curiosità per il paesaggio e la cultura contadina si riduce a una spesa costosa e poco memorabile.