Iquitos: la città senza strade. Giungla autentica o teatro?
Iquitos è un teatro ben costruito, ma la giungla vera sta nei dettagli che nessun tour operator ti mostra. La domanda del titolo se la pongono in tanti, e la risposta è scomoda: metà autentica, metà scenografia pagata. Ma se uno cerca solo l’instagrammabile, si accontenta.
Giorno 1 - Arrivo e primo impatto. Si atterra a Iquitos solo via aerea o fluviale. Da Roma ho preso un volo per Lima (circa 12 ore) e poi un domestico per Iquitos (altre 2 ore). Il biglietto di andata e ritorno da Italia in alta stagione costa sui 1200-1400 euro se prenoti con un mese d’anticipo. Dall’aeroporto al centro ci si muove con un mototaxi: 5 sol peruviani (poco più di un euro), ma trattare è d’obbligo. Ho lasciato lo zaino in un ostello nel quartiere di Belén, zona viva ma non per stomaci deboli. La sera ho girato a piedi la piazza de Armas: bar, musica, e il solito mercatino per turisti. Budget giornata: voli esclusi, circa 40 euro.
Giorno 2 - Escursione nella riserva Allpahuayo Mishana. Ho prenotato un tour di un giorno con un’agenzia locale: 60 euro a testa, pranzo incluso. In barca per un’ora si raggiunge l’ingresso. Sentieri, uccelli, scimmie, e una guida che parla inglese a tratti. Il problema è che passi metà giornata in fila indiana con altri 15 turisti. La giungla è autentica, ma l’esperienza è confezionata. Muoversi? Solo con la barca dell’agenzia, nessuna opzione autonoma. Nel pomeriggio ho fatto un giro in canoa tra i canali secondari: zanzare, silenzio, e la sensazione che lì fuori nessuno ti troverebbe. Quello è stato autentico. Cena in un chifa (ristorante cinese-peruviano) a 8 euro.
Giorno 3 - Belén e il mercato galleggiante. Mattina presto, da solo, ho preso una mototaxi fino al porto di Masusa. Non ho partecipato al tour organizzato del “mercato galleggiante” perché è una gag: ti portano su una barca a vedere bancarelle montate apposta per i turisti. Invece ho camminato per le passerelle di legno del quartiere allagato. Puzza, spazzatura, vita vera. La gente del posto lava i panni, i bambini giocano. Ho comprato frutta e un succo di camu camu per 1 euro. Unico problema: ti guardano come un alieno, ma nessuno ti ruba niente. Delusione: il cosiddetto “floating city tour” è una farsa da 40 euro. Meglio un giro in mototaxi per le strade sterrate e un pranzo in una pollería.
Giorno 4 - Ultimo giorno: riserva nazionale Pacaya Samiria. Serve un permesso, e le agenzie chiedono 100-150 euro per un day trip. Io ho scelto di non farlo: troppo caro per poche ore, e il dislocamento in barca dura 3 ore solo all’andata. Invece ho noleggiato una canoa con motore a remi per 20 euro e un barcaiolo locale, senza guida. Siamo andati in un braccio secondario del Rio Nanay. Visto delfini rosa, bradipi, e un silenzio totale. Il consiglio che non trovi sulle guide: prendi un barcaiolo al porto di Bellavista Nanay, ma prima fatti dare un prezzo scritto e non pagare tutto all’inizio. Io ho speso 20 euro per mezzogiorno, contro i 100 di un tour.
Budget complessivo: medio-alto. Volo dall’Italia sui 1300 euro. Soggiorno 4 notti in ostello e pasti semplici: 200 euro. Escursioni e trasporti locali: 150 euro. Totale 1650 euro per 4 notti. Se si va in resort di lusso sulla riva del fiume si triplica.
Quanto tempo serve? Almeno 4-5 giorni. Con meno di 3 non si esce dalla bolla turistica. Aspetto negativo: Iquitos è diventata una vetrina per pacchetti “avventura” fasulli. La giungla esiste, ma devi sudare per trovarla senza un intermediario con la cassa.