Gstaad: il rifugio esclusivo delle Alpi svizzere
Gstaad è senza dubbio il rifugio esclusivo delle Alpi svizzere, ma non per tutti. Il giudizio è positivo: se si cerca un’esperienza di lusso discreto e paesaggi da cartolina, qui si è nel posto giusto. Ma attenzione, perché l’esclusività ha un prezzo che non tutti sono disposti a pagare.
Partiamo dai PRO. Primo: la qualità dei servizi è impeccabile. Ogni hotel, ristorante o negozio è curato nei minimi dettagli. Il personale parla cinque lingue senza sforzo e anticipa ogni desiderio. Secondo: la tranquillità. Gstaad è silenziosa, quasi ovattata. Non ci sono orde di turisti, file chilometriche o locali sovraffollati. Si respira un’aria di calma che a St. Moritz o Zermatt si è persa da tempo.
Ora i CONTRO. Primo: il costo è proibitivo. Un caffè può costare come un pranzo a Milano. Una cena in uno dei ristoranti stellati parte da duecento franchi a testa, senza vino. Se non si è pronti a spendere cifre folli per ogni piccolo piacere, meglio andare altrove. Secondo: la mancanza di autenticità. Tutto è studiato per essere perfetto, ma a volte sembra una messa in scena. I negozi di lusso e le vetrine patinate tolgono spazio alla vita locale. Delusione: il parcheggio e la gestione dei flussi in alta stagione – sebbene discreti, i prezzi dei pass auto sono scandalosi.
Budget: decisamente caro. Contate almeno seicento-ottocento euro a notte per un hotel decente, più spese per pasti e attività. Come arrivare: il modo più comodo è volo per Zurigo o Ginevra, poi treno fino a Montreux e cambio per la linea MOB che porta direttamente a Gstaad in due ore. Muoversi a piedi è la scelta migliore: il paese è piccolo e si gira in dieci minuti. I taxi sono costosi, ma esiste una navetta gratuita per alcuni hotel. Per visitare, servono almeno tre giorni: uno per il centro, uno per escursioni leggere (ci sono sentieri bellissimi verso Lauenen) e uno per i dintorni come il Glacier 3000.
Il consiglio specifico che non trovate sulle guide: prenotate il pranzo alla cappella di Saanen, un ex edificio religioso trasformato in ristorante. Si mangia divinamente, ma è piccolo e i posti sono riservatissimi. Nessun influencer lo menziona perché non è instagrammabile – e questo è un bene.
Consigliato per chi cerca raffinatezza, silenzio e non deve guardare il conto. Sconsigliato se si viaggia con budget medio o si spera in esperienze spontanee e fuori dalle vetrine patinate.