Medellín: dalla narcos alle nuvole, la città che si è rifatta il look
Medellín ha smesso di essere solo la città di Pablo Escobar e ha deciso di darsi un tono, con risultati sorprendenti quanto un turista in infradito sulle scale mobili di Comuna 13. Per chi programma una visita, il clima è primaverile tutto l'anno, ma luglio è il mese della Feria de las Flores, uno spettacolo di sfilate che trasforma la metropoli in un gigantesco giardino. Da Milano si arriva con uno scalo a Madrid o Bogotà, niente diretto, ma con un po’ di pazienza si atterra. Dall’aeroporto José María Córdova al centro un’ora di bus o taxi, il bus costa quattro soldi e regala anche panorami. Il budget è medio-basso: con 50-60 euro al giorno si mangia bene in posti locali e si dorme in un ostello decente, chi vuole il triplo spende per il lusso ma non serve. Per vedere il minimo bastano 3-4 giorni, una settimana permette di assorbire l’atmosfera e fare escursioni. Cosa non perdere: Comuna 13 e le sue scale mobili, una meraviglia urbanistica che porta da un quartiere povero a uno spettacolo di street art; la piazza Botero, il museo di Antioquia, il metrocable al tramonto, e Guatapé con la roccia El Peñol – ma preparati a 649 gradini con umidità al 99%, esperienza igienicamente discutibile. Cosa evitare: fare lo sbruffone con orologi d’oro in centro, la microcriminalità esiste; i tour di Pablo Escobar organizzati da stranieri sono una trappola per turisti e moralmente dubbiosi; non andare da soli in zone non turistiche senza un locale. L’unica delusione è il cibo: a base di carne, fagioli e platano, dopo tre giorni si desidera disperatamente un piatto di pasta, e le arepas sono buone ma non capisci perché le mangiano a colazione, pranzo e cena. Un consiglio specifico che non trovi sulle guide: prendi la metrocable fino a Santo Domingo e cammina verso il parco ecologico Arví – non è solo natura, ma un mercato contadino con mirtilli enormi a prezzi ridicoli. Portati una sacca pieghevole.