Tromsø: il portale dell'Artico tra aurore e fiordi
Tromsø come portale dell’Artico? Sì, ma è un portale che ha perso un po’ di fascino per via dei prezzi e dei turisti. L’idea di una città norvegese oltre il Circolo Polare suona bene sulla carta, ma la realtà è una via di mezzo tra un centro universitario con qualche edificio in legno e un enorme parcheggio di navi da crociera. Ci sono stata in mente per l’inverno prossimo, con la speranza di vedere le aurore, e ho iniziato a grattare informazioni. A giugno il sole non tramonta mai, il che è un’altra storia: una luce perpetua che spiazza e rende quasi impossibile dormire se non si hanno tende oscuranti decenti.
Per quando andare, dipende. Se si cerca l’aurora boreale bisogna puntare tra ottobre e marzo, ma il meteo è imprevedibile e il cielo spesso coperto. In estate, da maggio a luglio, c’è il sole di mezzanotte, ideale per escursioni in fiordo e kayak, ma addio aurore. Il periodo migliore, da quel che ho letto, è settembre o marzo, quando le ore di buio sono sufficienti e le temperature non sontroppo rigide. In ogni caso, il tempo cambia in pochi minuti, e la pioggia è dietro l’angolo anche d’estate.
Arrivare a Tromsø non è immediato. Da Napoli l’unica opzione decente è volo con scalo a Oslo o a Copenhagen, più una corta tappa su un aereo regionale. I voli in alta stagione costano un rene, mentre in autunno si trovano tariffe più umane. Una volta arrivati, l’aeroporto è a pochi chilometri dal centro e c’è un bus navetta frequente. Muoversi in città si può a piedi, ma per i dintorni serve un’auto a noleggio: i tour organizzati sono cari e spesso con gruppi numerosi. Il budget è decisamente caro, parliamo di almeno 200-250 euro al giorno per persona tra alloggio, cibo e spostamenti, se si vuole stare in un albergo decente e mangiare fuori. Chi bada al portafoglio può scendere a 120-150 euro scegliendo ostelli e cucinando, ma in Norvegia anche la spesa al supermercato pesa.
Cosa non perdere: il fiordo di Lyngen con le sue cime spettacolari, la cattedrale artica per la sua architettura moderna, e l’isola di Kvaløya per i paesaggi più selvaggi. Se si è fortunati con l’aurora, il posto migliore è lontano dall’inquinamento luminoso della città, magari verso il lago di Prestvannet o noleggiando una motoslitta in inverno. Il Museo Polare è interessante ma piccolo, non ci si perde molto se si salta. Il consiglio specifico che non si trova sulle guide: invece di prenotare un tour per l’aurora, prendere l’autobus locale per Sommarøy e fermarsi a metà strada in un punto buio lungo la strada. Costa una frazione e si ha più controllo sui tempi.
Cosa evitare: le cene nei ristoranti turistici del porto come il famoso Fiskekompaniet, che servono piatti mediocri a prezzi da capogiro. La carne di renna vale la pena solo se si va in un posto locale, non in un ristorante che stampa il menù in sei lingue. Eviterei anche i tour in barca per i fiordi con decine di persone a bordo: si vede poco e si spende tanto. Un’altra delusione è l’aurora stessa, se si arriva con aspettative irrealistiche. Non è sempre verde brillante come nelle foto, spesso è una nuvola biancastra che si muove lenta. E il meteo è crudele: si può stare una settimana senza vedere nulla. Per questo serve almeno una settimana, forse dieci giorni, per avere una chance realistica di beccare il fenomeno. In estate, invece, cinque giorni bastano per godersi i fiordi e l’escursionismo, ma il clima umido rovina un po’ la festa.
In sintesi, Tromsø è un posto che promette molto ma costa caro