Positano: la perla della Costiera Amalfitana
Positano merita certo l’etichetta di perla della Costiera Amalfitana, ma con qualche riserva. La prima volta che si arriva e si vede quella cascata di case color pastello che scivola verso il mare, l’effetto è reale. È teatro puro, quasi irreale. Però, appena si scende dalla strada o dal bus, ci si scontra con una realtà meno patinata.
Parto subito dal budget: è caro, in alcuni casi molto caro. Non si parla solo di hotel – una camera con vista mare in alta stagione parte facilmente da 300-400 euro a notte, e anche un appartamento modesto costa una follia. Mangiare fuori è proporzionale: una cena in un ristorante con un minimo di decoro e un primo di pesce, senza esagerare, non la si fa con meno di 50-60 euro a testa. Se si cerca di risparmiare, forse conviene alloggiare a Sorrento o addirittura a Napoli e fare escursioni giornaliere, ma perde parte del fascino di svegliarsi e vedere quel panorama.
Per arrivare: il modo più pratico è volo su Napoli Capodichino, poi dal terminal bus si prende il Flixbus o il Sita Sud diretto. Attenzione: in estate la strada Statale 163 è un incubo. Traffico, pullman che si incrociano a fatica, parcheggi inesistenti. Chi viene in auto rischia di passare due ore in coda per entrare in paese. Molto meglio il traghetto: da Napoli Beverello o da Sorrento, in alta stagione ci sono corse frequenti, costa sui 20-25 euro e si evita lo stress. Una volta lì, ci si muove quasi solo a piedi: le stradine sono tutte scale, ripide, sudatissime a giugno e luglio. Non è un posto per chi ha problemi di mobilità. Per spostarsi lungo la costa, il bus Sita è l’unica opzione economica, ma è sempre pieno; chi può si noleggia uno scooter, purché abbia dimestichezza con curve e folli locali.
Quanto tempo serve? Direi minimo due notti intere, tre giorni pieni. Il primo giorno si fa il giro del paese, la spiaggia grande, la chiesa di Santa Maria Assunta con la cupola maiolicata. Il secondo si può dedicare a un sentiero: da Positano a Nocelle, poi il Sentiero degli Dei fino a Bomerano. È faticoso, ma la vista merita. Se si ha un terzo giorno, si aggiunge una gita via mare a Amalfi e Ravello. Di più diventa ripetitivo, perché il paese, per quanto bello, è piccolo e l’offerta di ristoranti e negozi non è così varia da riempire una settimana.
L’aspetto negativo che forse nessuno dice è la delusione delle spiagge. La spiaggia principale, quella di Positano, è un lembo di ciottoli neri, strettissimo, super affollato da metà mattina. I lettini sono cari (30-40 euro per due), e l’acqua – per carità, limpida – ma per fare il bagno si sta quasi gomito a gomito con gli altri. Se si arriva tardi, si sta sull’asciugamano nella sabbia mischiata a mozziconi. Molto meglio Fornillo, raggiungibile a piedi con una scalinata di dieci minuti: più tranquilla, meno scenografica ma più vivibile.
Un consiglio specifico che non troverete su guide patinate: non mangiate mai nei ristoranti con la terrazza vista mare lungo la strada principale della spiaggia. Sono trappole per turisti: pasta che sa di surgelato, conto gonfiato per la posa. Andate invece nelle stradine interne, verso la parte alta del paese. Cercate posti frequentati da chi lavora lì – tipo il forno di pane o le trattorie senza insegna luminosa. Un esempio è "Da Costantino", vicino alla chiesa di San Gennaro: si mangia pesce fresco, genuino, e si paga molto meno. E prenotate sempre, anche a giugno, perché la gente è tanta. Positano è un gioiello, sì, ma uno di quelli che brillano soprattutto se si evita la folla e si sa dove guardare.