Tohoku: il Giappone autentico tra natura e tradizione
Tohoku è esattamente quello che si dice: il Giappone autentico, fatto di risaie a perdita d’occhio, templi in legno scuro e montagne che sembrano dipinte. Sono stato a giugno di quest’anno e il silenzio della campagna mi ha colpito più di qualsiasi santuario famoso. Il budget direi medio, perché i trasporti costano un po’ ma gli alloggi tradizionali tipo ryokan in zone meno turistiche sono ancora abbordabili se si evita la Golden Week. Per arrivare il metodo più comodo è lo shinkansen da Tokyo, con il Japan Rail Pass che copre tutta la tratta fino a Morioka o Aomori. Muoversi una volta là richiede un’auto a noleggio: i treni locali sono rari e le attrazioni spesso isolate. Per visitare le parti principali servono almeno dieci giorni, ma con due settimane si riesce a respirare meglio l’atmosfera.
L’aspetto negativo? La barriera linguistica è più spessa di quanto mi aspettassi: a Tokyo o Kyoto si trova sempre qualcuno che parla inglese, qui nei paesini anche i cartelli sono solo in giapponese, e alcuni ristoranti non hanno menu figurati. È gestibile con un traduttore sul telefono, ma la prima sera a Hirosaki ho ordinato per sbaglio un piatto di frattaglie pensando fosse manzo. Un consiglio che non sta sulle guide: a Kakunodate, invece di limitarsi alle case dei samurai, vale la pena passeggiare lungo il fiume che costeggia il borgo. Lì crescono ciliegi antichi che in fiore non hanno nulla da invidiare a quelli dei parchi famosi, ma a giugno si cammina tra il verde più intenso e l’acqua che scorre senza fretta, con poca gente intorno. È un silenzio che resta dentro.