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Santorini: caldera, tramonti e vini vulcanici

Santorini è tutto quello che promette: caldera, tramonti e vini vulcanici. Ma il viaggio non è solo cartolina, e dopo una settimana passata a giugno voglio condividere qualche nota pratica per chi sta programmando di andarci nei prossimi mesi.

Quando andare? Maggio, giugno e settembre sono i mesi migliori: il clima è caldo ma non soffocante, e la folla è gestibile. Luglio e agosto sono un delirio di crocieristi e selfie, con prezzi alle stelle. Se si può, si eviti l’alta stagione, o almeno si scelga la prima o l’ultima settimana.

Come arrivarci? Da Atene ci sono voli diretti di circa 45 minuti, oppure traghetti notturni o veloci (4-5 ore). Io ho preso il traghetto da Pireo per risparmiare, ma il mare può essere agitato. Sull’isola il mezzo migliore è uno scooter o una piccola macchina a noleggio: i bus sono puntuali ma affollati, e i taxi costano una fortuna. Attenzione alle strade strette e ai parcheggi a Fira e Oia: meglio lasciare il veicolo fuori dai centri.

Budget generale? Santorini è cara. Un viaggio economico (ostello, pasti da street food, bus) parte da 70-80 euro al giorno a persona. Medio (camera in guest house, qualche cena con vista, scooter) si sta sui 150-200. Caro (hotel con piscina sulla caldera, ristoranti stellati, auto a noleggio) può superare i 350-400. Io ho speso circa 180 al giorno e sono stato comodo ma senza eccessi.

Cosa non perdere? Il sentiero da Fira a Oia all’alba – pochi turisti, luce incredibile sui tetti bianchi e il mare. Il villaggio di Pyrgos: meno famoso, con un castello veneziano, vicoli silenziosi e un panorama mozzafiato. Le spiagge di sabbia nera a Perissa e Kamari, molto diverse da quelle tipiche greche. E naturalmente una degustazione di vini vulcanici: l’Assyrtiko è unico, da bere in una cantina come quella di Santo Wines o Gavalas.

Cosa evitare? La folla a Oia al tramonto. È un rito, ma tra migliaia di persone che spingono per un posto in prima fila si perde la magia. Meglio vedere il sole calare da Fira o da un punto meno battuto, magari con un bicchiere in mano. Un’altra delusione: le spiagge di ghiaia rossa e bianca – belle in foto, ma spesso affollate e lontane da tutto, con poca ombra. E poi il costo della vita: un caffè al bar con vista caldera può costare 8 euro, una cena modesta 50. Non ci si faccia illusioni.

Quanto tempo serve? Almeno 4-5 giorni. In due o tre si vede solo la cartolina, ma non si coglie l’anima dell’isola. Con una settimana si possono esplorare i sentieri, le spiagge, i villaggi interni e anche un’escursione in barca alla Caldera o alle sorgenti termali.

Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: prenotare una cena in una taverna a Megalochori, non sulla caldera. Qui si mangia cucina autentica a metà prezzo, con vino locale e un’atmosfera vera, lontana dal turismo di massa. Io l’ho scoperto per caso e ne è valsa la pena.

Un aspetto negativo: la gestione dei rifiuti. In alta stagione l’isola fatica a smaltire l’immondizia, e in qualche spiaggia si vedono sacchi abbandonati. Non è un bel biglietto da visita per un luogo così suggestivo.

3 Commenti

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La folla a giugno non è così gestibile, ci sono stato e ho faticato.

la
lauro_trek

Io a giugno l'ho trovata ok, ma dipende dove ti muovi.

A luglio 2026 è un rogo ovunque, non come a giugno.