Palermo: mercati, street food e autenticità siciliana
Palermo è esattamente quello che cercavo: mercati caotici, street food da stordimento e un'autenticità che non trova spazio nei dépliant patinati. Ma come ogni cosa vera, ha anche il suo lato scomodo. Il budget per una visita qui può contenersi su una fascia medio-bassa se si evita di sedersi nei ristoranti del centro storico, dove i prezzi lievitano per il coperto. Io sto spendendo circa 25-30 euro al giorno per mangiare bene, tra assaggi al volo e qualche piatto caldo. Le sistemazioni in centro partono da 60-70 euro a notte, ma fuori dal quadrilatero turistico si trovano B&B onesti anche a 40.
Per arrivare si usa l'aeroporto di Punta Raisi, da lì un treno diretto arriva alla stazione centrale in meno di un'ora. Muoversi a piedi è la scelta migliore, ma per le zone più esterne come Mondello i bus pubblici fanno il servizio, con biglietti integrati. Il traffico è un incubo, meglio non noleggiare auto. Per visitare con calma i mercati storici – Ballarò, Capo, Vucciria – e perdermi tra i vicoli, tre giorni pieni sono sufficienti. Quattro se si vuole aggiungere un giorno al mare o una gita a Monreale.
L'aspetto che mi ha deluso sono le condizioni igieniche in certi angoli dei mercati: rifiuti accatastati, odori forti, qualche topo visto al tramonto. Fa parte del fascino pittoresco, ma a volte supera il limite sopportabile. I venditori ambulanti a Ballarò insistono molto per farsi fermare, e alcuni propongono prezzi gonfiati per due olive o un bicchiere di vino. Non è una truffa vera, ma una spinta commerciale che stanca.
Un consiglio che non leggo mai sulle guide: cercare la “frittola” al banco di Salvatore, un omone che lavora all’incrocio tra via Volturno e via Alessandro Paternostro. Non ha insegna, riconoscibile dal fumo denso e dalla fila di palermitani che aspettano. Lì si mangia la carne fritta più autentica, senza fronzoli e a prezzo fisso. Meglio evitare i locali con menù plastificati e foto: quelli sono trappole per distratti. La vera cucina di strada qui si gioca sulla fiducia di chi ti serve e sulla fila che si allunga, non sulle vetrine patinate.