Bolgheri: SuperTuscan, mare e vigneti d'autore
Bolgheri merita la fama? Sì, ma solo se si è disposti a pagare il giusto prezzo per un’esperienza che alterna momenti autentici a un turismo patinato difficile da digerire.
PRO: la qualità dei vini è indiscutibile. Assaggiare un SuperTuscan direttamente in cantina, magari in una piccola realtà a conduzione familiare, è un piacere che pochi territori possono offrire. Il paesaggio, poi, è curato fino all’ultimo filare: i vigneti che si stagliano contro il mare regalano scorci da cartolina, ma mai artificiosi. La costa, con spiagge come Marina di Bibbona o Donoratico, è pulita e ben servita.
CONTRO: i costi sono diventati folli. Un pranzo in un ristorante decente parte da 50 euro a testa, una degustazione in cantina non scende sotto i 30, e dormire in un agriturismo carino in vigna supera i 200 euro a notte. In secondo luogo, l’affollamento è esasperante, soprattutto nei weekend: il viale dei cipressi è un tappeto di auto in coda, e il borgo di Bolgheri sembra un set di Instagram più che un paese.
Il budget è decisamente caro. Si arriva meglio in auto: da Milano sono circa tre ore e mezza, uscendo a Rosignano Marittimo e seguendo la Strada del Vino. Muoversi senza mezzi propri è scomodo, perché le cantine sono sparse e i bus turistici rari e lenti. Il tempo minimo per visitare con calma è di tre giorni: uno per il borgo e le spiagge, due per le cantine e i dintorni.
L’aspetto che mi ha deluso di più è il marketing ossessivo attorno ai vini: una cantina famosa faceva pagare 50 euro per una visita di quaranta minuti, senza neanche un assaggio di riserva. Un furto. Il consiglio che non troverete nelle guide è di prenotare le degustazioni nelle aziende più piccole e meno blasonate, che offrono accoglienza autentica a metà prezzo, e di visitare in settimana, meglio a giugno o settembre, per godere della calma.
Consigliato per chi ama il vino di qualità e ha un budget senza limiti. Sconsigliato se si cerca un’esperienza low cost o se il turismo di massa infastidisce.