Itaca: cosa si nasconde oltre il mito di Ulisse?
Itaca, oltre il mito di Ulisse, nasconde una realtà fatta di silenzi, pietre antiche e un’ospitalità che non cerca di stupire, ma che lentamente ti entra dentro. Ci sono arrivato a luglio, dopo aver letto tutti i soliti racconti epici, e mi sono trovato davanti a un’isola che non recita la parte del mito, ma che ti costringe a cercarlo da solo, tra i sentieri polverosi e le baie deserte.
Il budget per un viaggio di quattro giorni si aggira sul medio-alto se si viene dall’Italia, ma si può contenere. I voli per l’aeroporto di Cefalonia (o per Preveza, via traghetto) costano sui 100-150 euro a tratta in bassa stagione, ma a luglio si sale a 200-250. Da Cefalonia i traghetti per Vathy, il porto principale di Itaca, sono circa 15-20 euro a testa. Una volta sull’isola, una macchina a noleggio è quasi obbligatoria: costa intorno ai 50-60 euro al giorno, benzina a parte. Se si viaggia in due, si spende sui 600-700 euro a testa per cinque giorni, tutto incluso. Si può risparmiare dormendo in camere in affitto a 40-50 euro a notte invece che negli hotel di lusso.
Per arrivare, il modo più comodo è volo per Cefalonia e poi traghetto da Sami o Poros. Itaca non ha aeroporto, quindi il mare è l’unica via. La mia traversata è durata un’ora, con un mare che sembrava olio. Muoversi sull’isola è fattibile solo con uno scooter o una macchina: le strade sono strette, a volte dissestate, ma i paesaggi compensano. I bus locali esistono ma sono rari, meglio non contarci per girare le spiagge.
Quanto tempo serve? Tre giorni pieni sono il minimo per vedere Vathy, il villaggio di Stavros (dove dicono sorgesse il palazzo di Ulisse), e almeno due spiagge come Gidaki e Filiatro. Ma una settimana è il vero lasso di tempo per assorbire l’atmosfera: camminare sul monte Nirito, parlare con i pastori, osservare i gatti che dormono sulle panchine del porto.
Un aspetto negativo: la delusione di fronte al sito archeologico di Polis, una grotta con resti di ceramiche ma niente di epico. Si paga il biglietto, si sale, e ci si trova davanti a una cavità umida con qualche frammento. Il mito di Ulisse, lì, sembra svanito. Inoltre, a luglio l’isola è assediata dalle barche a vela: in certe cale non si trova un angolo libero per stendere l’asciugamano. Ma è anche vero che basta allontanarsi di cento metri per ritrovare la solitudine.
Il consiglio che non trovi sulle guide: non andare a cercare la casa di Ulisse, ma segui il sentiero che parte da Exogi, sopra la baia di Afales, e arriva fino al faro di Kalamos. È un percorso di due ore a piedi, sconnesso, senza ombra, ma il panorama su Cefalonia e sullo Jonio vale ogni goccia di sudore. Porta due litri d’acqua e un cappello. Lì capisci perché Itaca è più di un’utopia.