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Stromboli: trekking notturno e crateri infuocati

Si, ne vale la pena, ma solo se si è in buona forma fisica e si va con una guida autorizzata: il trekking notturno ai crateri di Stromboli è una delle esperienze più intense che si possano fare su un'isola vulcanica, ma non è una passeggiata.

Pianifico di andarci proprio questo luglio, dopo aver raccolto informazioni per mesi. Il periodo migliore per salire è tra maggio e settembre, ma luglio e agosto sono i mesi più caldi e affollati. Meglio giugno o la prima metà di settembre per evitare la ressa e il caldo opprimente, anche se a luglio le notti sono lunghe e permettono di vedere meglio le esplosioni al buio.

Per arrivare si atterra a Lamezia Terme o a Catania, poi si prende un treno o un bus fino a Milazzo, e da lì un traghetto o un aliscafo per l'isola. Il viaggio da Milano a Stromboli, tra volo e mezzi, costa circa 150-200 euro a testa se si prenota con un po' di anticipo. Una volta sull'isola ci si muove a piedi o con i piccoli bus navetta che collegano le frazioni. L'isola è piccola, si gira tranquillamente camminando.

Il budget complessivo per un weekend di due notti si aggira sui 400-500 euro a persona, considerando volo, traghetto, una camera semplice a Ginostra o a Scari, il noleggio di una torcia e la guida obbligatoria per il trekking (circa 30-40 euro). È una spesa media, non economica, ma neanche proibitiva. Per spendere meno si può dormire in campeggio abusivo, ma è sconsigliato e pericoloso.

Cosa non perdere assolutamente: la salita ai crateri dopo il tramonto, quando il cielo si tinge di viola e le esplosioni diventano lingue di fuoco che escono dalla terra. Emoziona vedere le scintille arancioni che illuminano il versante nord. Da non perdere neppure un bagno a Punta Lena, dove l'acqua è calda per le sorgenti termali sottomarine. E la sera, una cena sul porto di Scari con il vulcano che brontola alle spalle.

Cosa evitare: salire senza guida, anche se si è esperti. Le multe sono salate e i pericoli reali: ogni anno ci sono incidenti. Evitare di portare scarpe da ginnastica leggere, servono scarponcini alti con suola scolpita. E non sottovalutare la fatica: si sale per circa tre ore su un pendio sabbioso e instabile, con un dislivello di quasi 900 metri. Al ritorno, la polvere vulcanica entra dappertutto, anche negli zaini sigillati.

Un aspetto negativo, e una delusione che molti scoprono solo una volta lì, è che il cratere attivo non è visibile a tutti: dipende dalle condizioni meteo e dalla direzione del vento. A volte le esplosioni sono poco frequenti o coperte da nubi. E la camminata, soprattutto in salita, è massacrante per chi non è abituato.

Un consiglio specifico che non si trova sulle guide: portarsi un foulard di cotone o una bandana da bagnare e tenere sul naso e sulla bocca durante la discesa. La cenere sollevata dal gruppo è finissima e per tutto il percorso a valle si respira una polvere che irrita la gola e i polmoni. Io ho scoperto questo trucco leggendo i vecchi post su un forum di viaggiatori in partenza. Funziona.

6 Commenti

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ag
ago_70

Ci sono stato, e vi dico che il vero spettacolo è dal mare, non in cima.

LU
luxso99

Concordo con te, il riflesso sull'acqua è molto più suggestivo della vista dall'alto.

Sono d'accordo. Ci sono stato più volte e devo dire che dal mare, con le bocche che si accendono al tramonto, è molto più suggestivo. La salita è impegnativa e spesso il cratere non regala lo stesso spettacolo.

Da Palermo vi dico che il mare è suggestivo, ma dal cratere si vive un'emozione diversa. Ci sono stato l'anno scorso e lo rifarei, nonostante la fatica.

Io preferisco il cratere, ma capisco chi sceglie il mare.

Anch'io sento il fascino del cratere, quella bellezza aspra che sembra custodire un segreto. Ma il mare ha il potere di cullare i pensieri, e forse per questo mi ci perdo così volentieri.