Siwa: oasi berbera tra saline e templi dimenticati
Siwa: oasi berbera tra saline e templi dimenticati
Siwa è un miraggio che esiste davvero, lontano da ogni pacchetto turistico standardizzato. Non è una meta per chi cerca il lusso o la comodità, ma per chi ha voglia di un’esperienza autentica, tra paesaggi surreali e rovine che nessuno sponsorizza sulle brochure.
Quando andare: l’inverno è il periodo migliore, da novembre a febbraio, con temperature diurne gradevoli. D’estate, come luglio, il caldo è bestiale, sopra i 45°C, e la sera non scende sotto i 30. Se si viene in questa stagione, meglio arrivare al tramonto e muoversi solo la mattina presto. La primavera porta vento e sabbia, ma è ancora sopportabile.
Come arrivarci: da Bologna, volo per Il Cairo, poi si prende un volo interno per Marsa Matruh (circa 80 euro a tratta in bassa stagione). Da lì, un minibus o un taxi condiviso per Siwa: tre ore e mezza di strada, paesaggio desertico, prezzo sui 20-25 euro a persona. Alternativa più lunga: bus notturno dal Cairo, circa 12 ore, ma costa meno (15 euro). A Siwa, il mezzo principale è la bici a noleggio (5 euro al giorno) o i tuk-tuk locali, ma già fuori dal centro il prezzo sale. Meglio affittare una jeep per un giorno se si vogliono vedere le saline lontane.
Budget: medio-basso. Una settimana si può vivere con 300-400 euro tutto incluso se si sta in un eco-lodge semplice e si mangia nei ristoranti berberi. I posti più carini, come quelli con piscina naturale, costano il doppio. Gli ingressi alle rovine sono economici, massimo 5 euro.
Cosa non perdere: il complesso del tempio di Amon, dove Alessandro Magno si fece proclamare figlio di Zeus. È semi-abbandonato, senza cartelli, ma proprio per questo affascinante. Le saline di Siwa, un lago sterminato e cristallino dove si galleggia come nel Mar Morto, ma senza folla. Il villaggio di Shali, un’antica fortezza di fango che si sgretola al sole, da visitare al tramonto. E poi le terme di Cleopatra: una sorgente calda immersa in un’oasi di palme, con poche persone intorno.
Cosa evitare: i tour organizzati che partono dal Cairo e ti lasciano a Siwa solo poche ore, tra una sosta fotografica e l’altra. Non ha senso. Il centro di Siwa è piccolo e si gira a piedi; le guide locali spesso raccontano storie inventate per giustificare il prezzo. Inoltre, evitare di bere l’acqua del rubinetto, anche se filtra, perché molti turisti hanno avuto problemi intestinali. E un aspetto negativo: i servizi igienici pubblici sono praticamente inesistenti, portare sempre carta e disinfettante.
Un consiglio che non si trova sulle guide: andare a piedi fino al tempio di Umm Ubayda, poco fuori dal centro. È una struttura in rovina, nessuno ci va, ma la vista sulle saline al tramonto è spettacolare. Portare una torcia, perché dopo il tramonto non c’è illuminazione e il sentiero si perde nella sabbia. Per visitare tutto bene, servono almeno tre giorni pieni, quattro se si vuole fare un giro al deserto di sabbia bianca.