Mongolia: Gobi, yurte e bus sgangherati
Il Gobi in estate? Budget tirato ma fattibile, bastano 50-70 euro al giorno se si va in autobus locali e si dorme in yurte condivise. Arrivare a Ulan Bator è il primo scoglio, volo dall'Europa con scalo a Istanbul o Pechino, poi da lì bus sgangherati o minivan per il deserto. Meglio prendere un biglietto per Dalanzadgad, otto ore di strada sterrata che ti spezzano la schiena, ma è l'unico modo per entrare nel Gobi senza booking pacchetti turistici. Il tempo minimo per avere un assaggio sono dieci giorni: due per UB, tre per raggiungere e visitare le dune di Khongoryn Els, due per il canyon di Yolyn Am e un paio per tornare. Ma se vuoi spingerti alle fiamme di Khongoryn o al monastero di Ongi, metti in conto almeno due settimane.
La parte negativa? La polvere. Ovunque. Negli occhi, nei vestiti, nel cibo. I bus locali sono vecchi Gaz o Mercedes degli anni '80 con sospensioni finite, guidatori che si fermano a bere tè salato ogni due ore e motori che tossiscono. La notte in yurta è un'altra storia: freddo, anche ad agosto, e il vento sibila nelle fessure. Ogni mattina ti svegli con la sabbia nelle orecchie. Poi i pasti: carne di montone a colazione pranzo e cena, se non ami il grasso duro ti tocca portarti biscotti e noci da UB.
Un consiglio che non trovi sulle guide: evita i tour in jeep organizzati da UB, costano il triplo e ti fanno vedere solo le mete patinate. Invece, a Dalanzadgad c'è un bazar dove i tassisti locali si offrono per portarti nelle zone meno battute, tipo il cratere di Bayanzag o le gole secondarie. Parla con loro senza intermediari, contratta il prezzo in tugrik e dividi con altri viaggiatori che incontri negli ostelli. Un'altra dritta: porta un filtro per l'acqua, perché le bottigliette nei villaggi costano poco ma generano una montagna di plastica, e nel Gobi non c'è raccolta differenziata.