Lisbona a Ognissanti: tram, pastéis e nostalgia?
Mah, dipende da cosa cerchi. Lisbona a Ognissanti è un mix tra il fascino dei tram scassati, la fila per il pastel de nata e un senso di malinconia che forse è solo il grigio del cielo di novembre.
Budget medio, a meno che non si decida di dormire in un hostel o in un affitto economico nella zona di Intendente, ma lì la nostalgia rischia di trasformarsi in voglia di scappare. Per arrivare meglio volare su Portela – da Milano ci sono low cost tutto l’anno. Muoversi è semplice: metropolitana per le zone principali, ma la famosa linea 28 del tram è un incubo ambulante. Prendere il 28 a Ognissanti significa condividere il sospiro di cento turisti che pensano di essere in una cartolina, mentre il tram si ferma a ogni curva e l’unica scossa che si sente è quella del portafoglio che si svuota per un biglietto da tre euro.
Quanto tempo serve? Tre giorni sono sufficienti per vedere le cose classiche: Belém, Alfama, Bairro Alto. Ma se si vuole provare l’atmosfera del giorno dei morti, forse quattro giorni permettono di evitare la folla che, comunque, c’è. Aspetto negativo: il clima è una delusione. A Ognissanti il sole è un’opzione, non una certezza. Capita di stare in fila per un pastel de nata sotto una pioggerella fine che fa rimpiangere il cappotto dimenticato a Milano. E poi la nostalgia: ma di che? Dei turisti che fotografano i gatti sui tram? Per carità.
Consiglio specifico che non si trova sulle guide: saltare la pasticceria più famosa di Belém e andare invece in una qualsiasi tascabile nel quartiere di Campo de Ourique. Il pastel esce più caldo, la fila è zero e si risparmia l’amaro di un caffè pagato il doppio solo perché il locale ha fatto da sfondo a un film. Ah, e se si vuole evitare la turba di Ognissanti, meglio visitare il cimitero dos Prazeres: lì i defunti sono più silenziosi dei vivi in fila per il tram 28.