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Kazakistan: canyon, laghi e nomadi delle steppe

Il Kazakistan è tutto canyon, laghi e nomadi, ma la verità è che questi tre elementi sono diventati il packaging per vendere un viaggio che in realtà è molto più scomodo e noioso di quanto raccontano gli influencer e le agenzie. Ho organizzato un itinerario per questo luglio, partendo da Bari, e dopo aver spulciato decine di report e guide ufficiali, ho capito che la maggior parte omette proprio le ore di vuoto tra una meraviglia e l'altra. Budget medio-alto per gli standard zaino in spalla: contando voli, qualche hotel decente e un fuoristrada noleggiato, si spende sui 60-70 euro al giorno a persona. Arrivare ad Almaty richiede due scali, uno quasi sempre a Istanbul, e poi per muoversi dentro il paese l'unica opzione sensata è l'auto a noleggio, perché i treni coprono solo le città principali e i minibus locali sono imprevedibili, con orari che cambiano in base al conducente. Per vedere il canyon Charyn, il lago Kaindy e la zona di Altyn-Emel ci vogliono almeno due settimane, ma é un controsenso: le distanze sono enormi, le strade spesso sterrate, e dopo un paio di giorni ci si chiede se ne valga la pena. L'aspetto negativo più grande è la monotonia della steppa. Gli Almastani ti vendono foto di laghi turchesi e canyon rossi, ma la realtà è che per arrivare a quei punti devi attraversare centinaia di chilometri di prateria piatta, polverosa, senza un bar, senza ombra, con il sole che picchia. E la città di Almaty stessa: una colata di cemento sovietico, palazzi uguali, traffico infernale, poca anima. Un consiglio che non trovi in nessuna brochure: evita assolutamente i tour organizzati da Almaty al canyon Charyn. Prendono tutti tra le 9 e le 10 del mattino e arrivano alle 14, quando il sole è allo zenit, la roccia perde ogni colore e il parcheggio è un form

3 Commenti

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Capisco il tuo punto, ma forse quel vuoto fa parte del fascino.

LU
luxso99

Il vuoto non mi affascina, preferisco la raffinatezza.

gi
gioerena

Non lo vedo come fascino, solo trascuratezza.