Cartagena de Indias: colori, reggae e storia corsara
Cartagena de Indias è colori, reggae e storia corsara, ma è anche una trappola per turisti ben oliata, se non si sa dove mettere i piedi. Chi arriva a luglio affronta un clima equatoriale senza pietà: afa, acquazzoni improvvisi e zanzare che ti mangiano vivo. Meglio puntare a dicembre-gennaio o febbraio, quando almeno l'aria si muove un po'.
Volo da Roma: scalo a Madrid o Bogotà, nessun diretto. Costo medio sui 650-800 euro a/r in bassa stagione, d'estate si sale. Arrivati, il tassì dall'aeroporto al centro storico è tariffa fissa, sui 12-15 euro. Muoversi a piedi dentro le mura è l'unica opzione sensata, perché il traffico è un inferno. Per Getsemaní o Bocagrande, Uber funziona meglio dei taxi locali, che spesso gonfiano i prezzi.
Budegt: medio-alto per la Colombia, economico se paragonato ai Caraibi statunitensi. Un pasto in centro storico parte da 12-15 euro, una birra 3-4 euro. Le sistemazioni dentro le mura costano il doppio che fuori, e spesso sono rumorose e senza ascensore in edifici coloniali. Per 4-5 giorni si spende sui 500-700 euro tutto incluso, volo escluso, vivendo decentemente.
Cosa non perdere: il tramonto dalle mura di San Felipe, che è uno spettacolo condiviso con centinaia di altri turisti, ma vale la folla. Il Castillo de San Felipe merita la salita, anche se fa caldo. Getsemaní, con i murales e la piazza della Trinidad, è il vero cuore vivo della città, più del centro storico patinato. Le Islas del Rosario: chi le visita in gita organizzata trova barche stracolme e coralli morti. Meglio pagare un privato e andare a Playa Blanca in bassa stagione, ma anche lì il rumore dei venditori di massaggi è assordante.
Aspetto negativo: la città vecchia è un parco a tema. I venditori ambulanti sono una presenza costante e insistente, e il mare dentro le mura è un porto maleodorante, non ci si nuota. Le spiagge balneabili sono fuori e richiedono spostamenti. Altra delusione: l'Inquisizione Palace è un museo vuoto, con pannelli spiegati male e nessuna emozione.
Consiglio non da guida: dimenticare il reggae mainstream e cercare un locale di champeta, il genere musicale locale, fuori dal centro, nella zona di Marbella o Olaya Herrera. Si balla sudato fino alle tre del mattino, senza un turista in vista. Serve un po' di coraggio per allontanarsi dal perimetro sicuro, ma è l'unico modo per vedere la città vera, quella del rum e della salsa che non suona nei bar per gringi. Per il resto, Cartagena è una cartolina costosa: bella da vedere, frustrante da vivere.