Bangkok: dove anche il sudore è un'esperienza culturale
Bangkok: dove anche il sudore è un'esperienza culturale. Sì, è vero. Arrivi e subito senti l'umidità che ti abbraccia come un parente invadente. Non c'è scampo. Ma se non sudi, probabilmente non stai vivendo Bangkok nel modo giusto.
Budget? Diciamo medio. Con 50-70 euro al giorno si mangia bene, si dorme in un hotel decente e si prendono un paio di tuk-tuk. Si può fare anche economico: street food a 2 euro, ostelli a 10, e i mezzi pubblici costano poco. Il lusso esiste, certo, ma non è necessario per godersi la città.
Come arrivare è semplice: volo diretto da Milano con Thai o con scalo economico. Dall'aeroporto, il treno Airport Link fino a Phaya Thai è veloce e costa quattro soldi. Muoversi è un'altra storia. Il BTS Skytrain è il migliore amico del turista: sale, non soffoca nel traffico. I taxi con tassametro vanno bene, ma contratta prima o ti portano a spasso. I tuk-tuk? Solo per brevi tragitti e dopo aver negoziato come al mercato del pesce.
Quanto tempo serve? Chi ha fretta può vedere l'essenziale in quattro giorni: Grand Palace, Wat Pho, mercato galleggiante, un giro notturno. Ma per assorbire il caos, mangiare in dieci posti diversi e perdersi nei vicoli di Chinatown, servono almeno otto giorni. Io direi una settimana piena.
Lato negativo? L'inquinamento acustico è una tortura cinese. Motorini che sgasano alle tre di notte, venditori ambulanti con altoparlanti a tutto volume, templi con campane amplificate. E i marciapiedi? Sono un percorso a ostacoli tra bancarelle, buche e cavi elettrici penzolanti. Non aspettarti di camminare tranquillo.
Un consiglio che non trovi sulle guide: invece di prenotare il classico tour dei templi, vai al Wat Arun all'alba. Arrivi prima delle sei, senza folla, e vedi il sole nascere dietro le guglie. Poi prendi un caffè freddo da un venditore vicino e guardi i monaci che fanno la questua. È gratis, silenzioso e ti resta più impresso di qualsiasi biglietto d'ingresso.