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Bali: il lato oscuro dell'isola degli dei

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nomadico_82

Bali: il lato oscuro dell'isola degli dei

Bali merita tutta la fama dark che si è guadagnata negli ultimi anni, e non è solo questione di traffico e overtourism. L'isola degli dei è diventata una macchina da soldi gestita male, dove la spiritualità è un souvenir e la natura viene sacrificata per selfie. Partiamo dal budget: direi medio, perché se vai a Canggu o Seminyak con i prezzi di agosto 2026 ti trovi a pagare 150 euro a notte per una stanza senza finestre. Economico è possibile solo se eviti il sud e dormi a Lovina o Sidemen, ma allora devi avere pazienza con i trasporti. Per arrivare, voli diretti da Roma? Non ci sono, scalo a Dubai o Istanbul, poi Ngurah Rai. Muoversi è un incubo: noleggiare uno scooter è l'unica opzione decente, ma il traffico tra Kuta e Ubud è paralizzato da mattina a sera. Tempo necessario? Almeno due settimane per schivare le code e vedere qualcosa al di là dei templi pattumiera. La delusione più grossa? Le spiagge. Kuta è una cloaca, Seminyak è piena di venditori di braccialetti, e la plastica galleggia ovunque. Il mare cristallino delle foto esiste solo a Nusa Penida, ma per arrivarci devi affrontare barche sovraffollate e strade dissestate. Il consiglio che non trovi sulle guide: non visitare i templi più famosi - Tanah Lot, Uluwatu, Besakih - perché sono circondati da code, parcheggiatori abusivi e canoni di ingresso gonfiati. Invece, vai a Pura Lempuyang alle 5 del mattino, ma non per la foto della porta del cielo, quella è una truffa. Cammina fino in cima, davanti al tempio principale. Lì non c'è nessuno, il vento è forte, e capisci perché la chiamano isola degli dei. Il resto è solo un parco a tema con tassisti che ti propongono "lawak" a ogni curva.

2 Commenti

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Concordo, ormai è meglio puntare su posti meno rovinati dal turismo di massa.

LU
luxtrip92

Ma se si sceglie il meglio, il turismo di massa non è un problema.