Monemvasia: la roccia che custodisce il tempo
Monemvasia è una roccia che custodisce il tempo perché qui il passato non è una mostra da visitare ma una presenza viva, un respiro che sale dai vicoli lastricati e si infrange contro le mura venete. Sono appena tornata da lì, ci ho passato quattro giorni ad agosto, e ancora mi sembra di sentire l'odore del mare misto a quello della pietra calda.
Arrivarci è semplice ma richiede un po' di pazienza: volo da Bologna per Atene, poi noleggio auto e circa tre ore e mezza di strada, oppure un volo diretto per Kalamata e meno di due ore di macchina. Io ho scelto la prima opzione, e ne è valsa la pena per la libertà di fermarmi lungo la costa. Muoversi lì è a piedi: la città vecchia è un labirinto pedonale su uno scoglio, la città nuova sulla terraferma ha parcheggi e qualche bus per il ponte.
Budget medio-alto: ho speso circa 80 euro a notte per una camera semplice ma con vista, e una cena tipica sui 30-40 euro a testa. Si può spendere meno allontanandosi dal centro storico, ma la magia è proprio lì.
Il tempo minimo? Due notti, ma tre o quattro sono meglio per assaporare l'atmosfera senza fretta. Di giorno la roccia è invasa da gruppi organizzati, ma al tramonto resta solo il silenzio e qualche gatto.
Un aspetto negativo c'è: il caldo è opprimente a agosto, e molti ristoranti della città vecchia hanno prezzi gonfiati e cibo mediocre. Meglio mangiare in quelli gestiti da famiglie locali, nascosti nei vicoli laterali.
Un consiglio che non trovi sulle guide: non limitarti alla città bassa. Salire fino alla chiesa di Hagia Sophia sulla cima della roccia al tramonto regala una luce che sembra dipinta. Portati una torcia per scendere, perché l'illuminazione è scarsa e il sentiero sconnesso.