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Patagonia: ghiacciai e trekking oltre il confine del mondo

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benny75

Patagonia: ghiacciai e trekking oltre il confine del mondo. La risposta secca è sì, è un posto che merita ogni passo, ma la domanda vera è se si è disposti a sopportare il vento e le code per vederli. Ho passato ore a mettere in fila itinerari per l'estate australe che verrà, e il quadro che esce è chiaro: la Patagonia non è una destinazione per chi cerca relax o vie facili.

Il budget si aggira nella fascia medio-alta, quasi cara. Un volo da Firenze a Buenos Aires o Santiago, con scalo a Madrid o Parigi, costa intorno ai mille euro andata e ritorno in bassa stagione, ma per dicembre-febbraio si sale facilmente a millesettecento. Poi bisogna aggiungere i voli interni verso El Calafate o Punta Arenas: altri tre-quattrocento euro. In loco, un pasto in un ristorante turistico a Puerto Natales costa sui venticinque euro, una notte in ostello privato supera i cinquanta. Il campeggio riduce i costi ma no di molto, perchè i parchi nazionali hanno tariffe di ingresso e permessi per i sentieri.

Per muoversi, il mezzo più pragmatico è l'aereo più il bus. Noleggiare un auto può sembrare una liberta, ma le strade in Cile e Argentina sono spesso sterrate, i venti laterali sono pericolosi, e i costi di assicurazione e carburante lievitono. Meglio affidarsi ai pullman di lunga percorrenza, che collegano bene le cittadine principali, oppure ai trasferimenti organizzati per i trek più remoti. Dentro i parchi, i sentieri sono segnati ma le distanze inganano: si cammina su morena e roccia, non su tapis roulant.

Quanto tempo serve? Almeno venti giorni per vedere il minimo sindacale: tre-quattro giorni per il Perito Moreno e il Fitz Roy, altrettanti per il circuito W del Paine, più i trasferimenti. Chi vuole spingersi fino alla Terra del Fuoco o al Campo de Hielo Sur deve mettere in conto un mese. Ma anche due settimane ben gestite possono regalare esperienze forti, purchè si accettino le rinunce.

Un aspetto negativo che ho notato da segnalazioni recenti è la folla, sopratutto a gennaio e febbraio. I sentieri del Paine sembrano autostrade, i rifugi sono pieni, e il mitico silenzio della natura viene rotto dal rumore di centinaia di scarponi. Per non parlare del vento: a dicembre e gennaio raffiche di cento chilometri orari sono la norma, e anno buttato all'aria più di un trekking. La sensazione è che il marketing abbia gonfiato il mito, ma la realtà è ancora bella, solo più faticosa e meno intima di quel che si legge sui depliant.

Il consiglio specifico che non si trova sulle guide: invece di concentrarsi solo sul Parco Torres del Paine, vale la pena pianificare qualche giorno in più sul versante argentino, nella zona di El Chaltén, dove si trovano il Monte Fitz Roy e il Cerro Torre. Lì i sentieri sono meno battuti, i campeggi gratuiti e gestiti dal parco, e si può fare il trekking fino alla Laguna de los Tres con un livello di fatica simile al W ma con un decimo dei turisti. Inoltre, a El Chaltén ci sono operatori locali che organizzano escursioni sui ghiacciai minori a prezzi molto più bassi di quelli di El Calafate. Un piccolo segreto: il ghiacciaio Piedras Blancas si può raggiungere con una camminata di poche ore, senza pagare un biglietto, e il fronte è impressionante quanto il Perito Moreno, ma in scala ridotta e senza passerelle. Per chi sogna il contatto vero con il ghiaccio, è una scelta più autentica.

2 Commenti

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Ci sono stato quest'estate e il vento è davvero qualcosa di epico. Le code però ti fanno apprezzare di più ogni istante davanti ai ghiacciai. Un'esperienza che consiglio a chi ama la natura selvaggia.

Le code non aggiungono valore, sono solo disorganizzazione turistica mascherata da esperienza.