Il Rif dimenticato: le montagne del Marocco che nessuno filma
Il Rif dimenticato: le montagne del Marocco che nessuno filma
Perché non li filma nessuno? Perché la maggior parte dei viaggiatori si ferma a Chefchaouen, scatta due foto e torna indietro convinta di aver visto il Rif. Non hanno idea di cosa si perdono. Io sono stato lassù ad agosto, e il vero Rif è un’altra cosa: sentieri che puzzano di kif, villaggi di pietra dove nessuno parla inglese, e una fatica che ti fa sudare anche la disidratazione. Se volete sapere come organizzarsi, ecco la mia esperienza.
Quando andare: l’estate è calda, ma sulle cime sopra i 1500 metri si respira. Meglio giugno o settembre, perché agosto è torrido nella valle e gli alberghi senza aria condizionata diventano forni. A dicembre nevica e le strade secondarie sono impraticabili. Budget: medio-basso. Una notte in un rifugio o in una guesthouse locale costa 15-20 euro a persona, i pasti semplici (tajine, pane) sotto i 5 euro. Per una settimana si spende circa 250-300 euro tutto incluso, escluso il volo.
Come arrivare: da Bari prendo un volo per Tangeri (40 euro con Ryanair, ma bisogna prenotare mesi prima). Poi da Tangeri, autobus CTM per Al Hoceima (circa 6 ore, 10 euro). Da lì noleggio una macchina – indispensabile, perché i trasporti pubblici nel Rif sono inesistenti o con orari da fantascienza. 50 euro al giorno per una Dacia, più benzina. Muoversi su strade sterrate richiede un fuoristrada, ma anche una normale ce la fa se non piove.
Quanto tempo: almeno 5 giorni, meglio 7, per visitare la zona di Akchour, le cascate del Vieux Oued, e il massiccio del Tidirhine. Non perdetevi il villaggio di Tazaghine, un pugno di case abbarbicate su una cresta, dove il tè alla menta viene servito da uomini con il volto segnato dal vento. Evitate invece la "strada del miele" pubblicizzata sui blog: è una pista sterrata che finisce in un recinto di capre, e il miele lo vendono a prezzo triplo.
Un aspetto negativo: la delusione di non trovare ristoranti aperti dopo le 19.30. Portatevi scorte di cibo, perché la sera si mangia solo quello che si compra al mercato di mattina. Consiglio specifico che non leggerete sulle guide: portatevi un telo leggero per dormire, perché molte pensioni hanno coperte spesse e non igieniche, e l’aria condizionata è un miraggio. E quando passate per i villaggi, non fermatevi a fotografare i bambini – la gente del Rif è stufa dei turisti che scattano e scappano. Parlate, sedetevi, bevete il tè. Solo così capirete perché il Rif è dimenticato: perché è l’unico posto del Marocco dove non siete ancora arrivati come un esercito di selfie.