Huayna Picchu: la salita più vertiginosa del Perù vale davvero?
Sì, vale la pena, ma solo se si è pronti ad accettare che la vera attrazione non è la vetta, ma il percorso stesso. Ho passato settimane a organizzare questa salita per quest'estate, leggendo ogni rapporto disponibile, e la risposta onesta è che Huayna Picchu è un'esperienza straordinaria, ma va inquadrata per quello che è: una camminata esposta, con tratti ripidi e stretti, non una semplice passeggiata panoramica. Il budget complessivo per la sola escursione è nella fascia media: il biglietto d'ingresso al circuito è più caro del semplice ingresso a Machu Picchu, e va aggiunto il costo del trasporto da Aguas Calientes, ma nulla di paragonabile ai prezzi delle guide private, che non servono affatto per questa salita.
Per arrivare, il percorso standard parte da Cusco: si prende il treno fino ad Aguas Calientes, poi un bus navetta fino all'ingresso del parco. In alternativa, si può fare il trekking da Ollantaytambo, ma richiede più giorni. Una volta dentro, la salita inizia subito dopo i controlli, con un sentiero che sale in modo deciso: il primo tratto è il più duro, con gradini irregolari e ghiaia scivolosa, poi si arriva a un tratto esposto con scale strette e corrimano, dove il vuoto è molto presente. Il tempo necessario è di mezza giornata piena: tra salita, discesa e soste si stanno fuori almeno quattro o cinque ore, e questo va messo in conto nella pianificazione, perché le gambe poi risentono parecchio.
Un aspetto che mi ha fatto riflettere, leggendo le esperienze di chi ci è andato, è la delusione per la folla: nonostante i numeri contingentati, il sentiero è più trafficato di quanto si immagini, con sorpassi difficili nei passaggi stretti e code nei punti più esposti. La discesa inoltre è più scomoda della salita, perché le ginocchia soffrono e la concentrazione deve restare alta fino alla fine. In più, il tempo in vetta è spesso limitato: si arriva, si guarda, e bisogna scendere per lasciare spazio ad altri.
Un consiglio che difficilmente si trova sui blog grandi: portare un paio di guanti da lavoro, quelli da giardinaggio, anche in estate. Il corrimano di metallo è freddo, a tratti arrugginito e bagnato di rugiada, e i bastoncini da trekking sono inutili perché le mani servono per reggersi. I guanti leggeri pesano poco, stanno in tasca e fanno la differenza quando si stringe la catena nei passaggi più esposti. Altra cosa poco nota: prenotare l'ingresso per il gruppo delle 7 del mattino evita il caldo e la coda più lunga per il bus, ma comporta l'arrivo in vetta quando la luce è ancora radente, quindi le foto migliori sono quelle di mattina presto sul sentiero, non quelli sulla cima. Un'ultima osservazione: la stanchezza del giorno dopo è reale, e chi programma la visita a Machu Picchu il giorno stesso o il giorno successivo farebbe bene a lasciare un giorno di riposo tra le due cose.