Machu Picchu? Il vero tesoro del Perù è altrove
Il vero tesoro del Perù è altrove perché Machu Picchu è solo la punta dell'iceberg di un territorio che vale molto di più, e quella punta è pure costosa, affollata e spesso deludente. Cusco è la vera anima del paese, ma non nei termini patinati che raccontano i volantini turistici. Il momento migliore è la stagione secca, da maggio a settembre: poca pioggia e giornate limpide, ma chi arriva ad agosto come me si scontra con un'orda di visitatori che rende ogni spostamento una sfida. Arrivare è semplice, si atterra all'aeroporto Alejandro Velasco Astete da Lima con un volo di poco più di un'ora. Evito il bus da Arequipa perché sono venti ore su strade tortuose. Muoversi in città a piedi è la scelta più saggia, ma per i siti fuori porta servono i colectivos o un driver privato. Il budget è medio-alto se si considera l'intero pacchetto: volo interno, pernottamento in un ostello decente, pasti e biglietti d'ingresso. Con circa 80-100 euro al giorno si vive bene, ma chi cerca risparmio può scendere a 50 facendo attenzione. Ci vogliono almeno cinque giorni per assorbire la città e i dintorni, non meno. Cosa non perdere? Sacsayhuamán, le rovine sopra la città, e non per la solita foto, ma perché da lì si capisce la logistica inca. Il quartiere di San Blas merita una passeggiata all'alba, quando gli artigiani aprono le botteghe e l'odore di pane fresco invade le stradine. Il mercato di San Pedro è essenziale per la colazione, ma attenzione, non è un ristorante per turisti: si mangia in piedi, spesso su banchi di plastica, e la sorpresa è il succo di lucuma. Cosa evitare? Il famigerato boleto turistico, un carnet che include sedici siti, di cui almeno metà sono noiosi o inutili. Molta gente lo compra per comodità e poi si ritrova a girare come polli per ammortizzare il costo. Meglio pagare i biglietti singoli per Sacsayhuamán e per il Qorikancha, che costa una cifra a sé. Il vero problema di Cusco è l'altitudine: i primi due giorni sono una lotta contro il mal di testa e la nausea, e molti sottovalutano l'impatto. La delusione più grande arriva quando si capisce che il centro storico, per quanto bello, è diventato un set fotografico a cielo aperto, con negozi di souvenir identici e ristoranti che servono lomo saltado precotto. Un consiglio che nessuna guida stampa: noleggiare una mountain bike a Cusco e scendere da Moray a Maras lungo la pista sterrata che attraversa le terrazze di sale. La discesa è di circa quindici chilometri con un dislivello di seicento metri, le ginocchia urlano ma il panorama delle saline è mozzafiato senza la folla dei minibus turistici. E il biglietto per quella stradina non esiste, si paga solo l'ingresso alle saline, una manciata di soles. A quel punto Machu Picchu sembra davvero un dettaglio.