Foreste Casentinesi: cammini d'autunno tra faggi e silenzio
Se il titolo domanda quando andare, la risposta è semplice: da metà ottobre ai primi di novembre, quando i faggi si accendono di giallo e l'aria ha già quel morso che fa starsene zitti. La pianificazione va fatta però adesso, perché i fine settimana autunnali nelle Foreste Casentinesi si riempiono in fretta.
In macchina si arriva bene da Firenze o da Forlì, ma l'ultimo tratto è quasi sempre strada bianca. Meglio un'auto con un minimo di altezza da terra, non serve il fuoristrada, ma andare piano aiuta. In alternativa, il treno da Firenze fino a Bibbiena o Poppi può funzionare; poi però senza auto si è limitati ai sentieri che partono dai borghi. Per chi vuole camminare davvero, il consiglio è parcheggiare a Badia Prataglia o a Camaldoli e muoversi a piedi, anche per giorni.
Il budget dipende molto dal tipo di esperienza. Con i rifugi e i bivacchi si può stare sotto i 40 euro al giorno a persona, se si porta pranzo al sacco e si cena qualcosa di semplice. Chi preferisce agriturismi o B&B nei paesi intorno, si attesti sui 60–80 euro a notte. Direi un livello medio, non caro, ma gli alberghi di Camaldoli in alta stagione autunnale costano più del previsto.
Per visitare il cuore della foresta servono almeno tre giorni. Con quattro o cinque si fanno anche le valli più laterali, quelle dove davvero non si incontra nessuno per ore. Il giro classico è da Badia Prataglia alla Riserva di Sasso Fratino, che però ha accesso contingentato: bisogna prenotare prima, anche solo per il sentiero perimetrale. Non perdetevi la faggeta di Valle Cavalina, all'alba, quando la nebbia si sdraia tra gli alberi. E vale la pena arrivare fino all'Eremo di Camaldoli, ma fuori dagli orari dei pellegrini, perché di giorno è affollato.
La delusione, se così vogliamo chiamarla, è la zona intorno al monastero stesso: molti visitatori si accontentano di lì, e si respira più fila che silenzio. Ancora peggio, eviterei i sentieri segnalati come "facili" nei weekend di ottobre, trasformati in autostrade umane.
Un consiglio che non troverete nelle guide: portate un paio di bastoncini telescopici, non per la fatica, ma per le foglie bagnate. Dopo una pioggia, le faggete coprono i sentieri con uno strato viscido che rende ogni discesa una prova di equilibrio. Non serve altro equipaggiamento speciale, ma quelli fanno la differenza tra un cammino sereno e una giornata di ansia. L'autunno lì è magia, ma ha bisogno di scarpe con buon grip e di una testa lenta.